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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Paolo Petroni
Liberta', riforme, a cominciare da una Costituzione che prevedesse diritti politici e civili per tutta l'Italia, dal Piemonte dei Savoia sino al meridione sotto il giogo dei Borbone, sono le richieste che Camillo Benso conte di Cavour chiede nel 1847 dalle pagine del periodico da lui diretto e fondato con una profetica testata: 'Il Risorgimento'. E' bene ricordarsene, come ci invita a fare Lucio Villari, oggi, mentre si preparano le celebrazioni (apre una mostra a Roma il 18 gennaio) per i 200 anni dalla nascita di Cavour (10 agosto 2010), che precedono di un anno quelle per i 150 dalla proclamazione del'Unita' d'Italia e della spedizione dei Mille.
Questo perche', davanti a certe prese di posizione, proposte e iniziative che finiscono in prima pagina, le celebri parole di 'Va, pensiero' del Nabucco, ''Oh mia patria si' bella e perduta'', con cui Villari intitola il suo libro, sembrano poter tornare d'attualita'. Del resto la storia del nostro Risorgimento si lega indissolubilmente con la grande stagione del melodramma e Verdi in particolare, come con la produzione letteraria: ''E' fuor di dubbio che i valori di liberta', di nazionalita', di identita' patriottica - scrive lo storico - che si trovano negli scritti politici e letterari degli anni '40 (dell'Ottocento) avessero le premesse in una rilettura militante della storia politica, anzi, la storia e la critica letteraria furono, come abbiamo detto prima, strutture portanti di una visione strettamente politica del Risorgimento''.
In questo modo, inoltre, Villari attualizza il discorso e rende nuovamente vivi ideali e avvenimenti, con un intento chiaramente provocatorio rispetto a certe musealizzazioni o, peggio, denigrazioni degli ultimi tempi, oltre che a un ricambio generazionale che viene costantemente ostacolato. Mentre i carbonari che tentano e riusciranno a cambiare l'Italia sono poco piu' che ragazzi, Goffredo Mameli muore a 22 anni in difesa della Repubblica romana e giovani sono la maggioranza dei Mille, tutti personaggi capaci di cogliere il nuovo, di crederci e quindi di creare la situazione per il cambiamento.
Una storia questa raccontata da Villari, che e' storia di uomini, di grandi intellettuali e umili popolani, di desideri che si incontrano su un minimo denominatore comune. Diventa quindi inevitabile collegare quegli anni a quelli in cui si verificarono fratellanza e volonta' simili, un secolo dopo, per liberare nuovamente l'Italia ''bella e perduta'' dal ventennio fascista e l'occupazione tedesca. E oggi, forse e' ancora bella e non ancora perduta, ma certo le speranze che escono da queste pagine, e che avvertiamo anche in coloro che fecero nascere la Repubblica, ci paiono poco e male frequentate: la liberta' costata tanto cara, costa cara ed e' impegnativo continuare a esercitarla e difenderla, per tutti.
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