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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Mauretta Capuano
Una schiava, bella, coraggiosa, battagliera e soprattutto consapevole. A raccontare la sua storia e' Isabel Allende nel nuovo romanzo, 'L'isola sotto il mare'. E' il ritratto di una donna speciale come sono sempre le figure femminili al centro dei libri della scrittrice cilena, nipote di Salvador Allende.
Zarite' Sedella, soprannominata Tete', quando viene venduta al giovane francese Toulouse Valmorain e' ancora una bambina, ha nove anni e deve occuparsi delle faccende di casa e poi della moglie spagnola del suo padrone destinata alla follia e del loro bambino Maurice al quale si dedica come se fosse suo figlio.
Nella Santo Domingo del 1770, ora Haiti, avvolta in una calura sfibrante, circondata dai campi di canna da zucchero dove lavorano gli schiavi, Tete' conosce presto la violenza dei padroni, l'ansia di liberta' e i vincoli preziosi della solidarieta' ma quando, arrivata a 40 anni, fa un bilancio della sua vita dice: ''ho avuto maggior fortuna di altre schiave.
Vivro' a lungo e la mia vecchiaia sara' gioiosa, perche' la mia stella - la mia zetoile - brilla anche quando la notte e' luminosa''.
''La sua ossessione e' la liberta' - come spiega la Allende, 67 anni, parlando del libro -. Tete' e' protagonista della rivoluzione degli schiavi a Haiti. L'unica rivoluzione di schiavi che abbia trionfato''. E Tete' con il suo amato andra' a New Orleans dove trovera' una comunita' di gente di colore libera. Alla fine la piccola schiava che non ha mai abbandonato la sua fierezza riuscira' ad ottenere quello che ha sempre perseguito: la liberta'. La battaglia per l'affrancamneto degli schiavi segna il nascere di nuove relazioni e alleanze e il mescolarsi di soldati, schiavi e guerrieri, sacerdoti vudu' e frati cattolici, pirati e nobili decaduti che fanno anche di questo romanzo della Allende una storia corale, epica, dove a spiccare e' pero' sempre la sensibilita' nel descrivere l'animo femminile. A Zarite' sono riservate pagine del romanzo in cui si racconta come in un diario, una visione intima e personale sugli avvenimenti che a volte li fa anche vedere in una luce diversa.
''Il dottore scriveva in fretta sul suo quaderno, mentre io continuavo a piangere lavando il bambino, che era leggero come un gattino. Lo avvolsi nella coperta tessuta nei miei pomeriggi in veranda e lo portai dal padre perche' lo vedesse, ma il padrone aveva cosi' tanto cognac in corpo che non riuscii a svegliarlo'' racconta Tete' nel giorno della nascita di Maurice al quale si dedica con tanto amore pensando anche al figlio concepito con il suo padrone che invece le e' stato portato via.
E ancora: ''cosi' ricordo. Fuori, i grilli e il verso del gufo, dentro, la luce della luna che illuminava con raggi precisi il suo corpo addormentato'' dice parlando dell'amato Gambo che aveva marchiate a fuoco sul petto le iniziali della compagnia negriera non ancora cicatrizzate. Anche in questo libro non mancano i riferimenti a elementi magici della realta', come ne 'La casa degli spiriti', che contraddistinguono le storie delle Allende.
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