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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Paolo Petroni
Salvare dalle fiamme uno scritto autografo, per di piu' articolato e complesso, di un grande autore e' sempre meritorio. Non avremmo quasi nulla di Kafka, per esempio, se Max Brod avesse seguito l'ordine dell'amico-autore. Cosi' non avremmo questo racconto di Vladimir Nabokov, se la moglie avesse seguito la sua raccomandazione di distruggerlo nel caminetto se fosse morto, come accadde, prima di riuscire a farne una scrittura definitiva, quando glielo consegno' ormai malato, ricoverato in una clinica di Losanna, nel 1977.
Detto questo e' chiaro che ogni manoscritto salvato non e' detto sia un capolavoro. Certo che per chi ami Nabokov e le sue qualita' di scrittura, che ne hanno fatto tra l'altro un maestro di scrittori, si tratta comunque di un lavoro, composto su schede scritte a mano, tutte cancellature e correzioni (come questo volume ce le ripropone fotograficamente, originali a fianco della traduzione di Anna Raffetto), assai interessante per stile, lingua e intenzioni che lascia trapelare.
Basti dire che in questo suo racconto estremo torna un personaggio di nome Humbert Humbert, che non basta pero' a farne, nonostante le indiscrezioni che si sono succedute negli anni, una seconda Lolita, anch'essa, a suo tempo, scampata alla distruzione grazie all'intervento della moglie, dopo il rifiuto di vari editori a causa del tema. Lo racconta il figlio Dimitri Nabokov ora nella prefazione a questo inedito, che ebbe in eredita' dalla madre, che lo conservava in un cassetta di una banca svizzera. I maligni dicono che ora la pubblicazione sia stata decisa grazie alla gigantesca somma offertagli dagli editori.
'L'origine di laura', rimasta poco piu' che a livello di abbozzo narrativo e talvolta di appunti confusi, ricco di riferimenti da sviluppare o semplici annotazioni (in un foglietto si legge solo:''Sophrosyne, termine platonico per l'autocontrollo ideale che discende dal nucleo razionale dell'uomo'') e' ben lontano dalla cura e costruzione dei romanzi finiti di Nabokov, ma riesce comunque a conquistare chi ama il mondo, la poetica di questo autore. ''Non ho mai nutrito molto interesse per il mio ombelico'', frase finale del manoscritto, rimanda al protagonista Philip Wild, che poco sopporta il proprio corpo e progetta una morte per auto-dissoluzione, ma assieme e' nabokoviana nel senso di dichiarazione di fuga da ogni solipsismo e egocentrismo narrativo. Flora, dalla precoce e intensa vita sessuale, ''restava spesso sola in casa con Mr Humbert che le ronzava intorno costantemente, canticchiando un'aria monotona e quasi mesmerizzandola, avvolgendola, per cosi' dire, in una sostanza appiccicosa e invisibile e venendo sempre piu' vicino da qualunque parte lei si voltasse''. Vive con la madre (come Lolita), protagonista del romanzo nel romanzo, My Laura, di uno dei pazienti del marito, il neurologo Wild (che in inglese significa selvaggio, feroce, eccitato) il quale, in stato di trance, elimina dalla sua coscienza vari organi e parti del proprio corpo in una sorta di morte come atto di pura volonta': ''morire tramite l'autodissoluzione era un processo in grado di concedere la piu' grande estasi mai conosciuta dall'uomo'' e, ancora, ''ormai sono riuscito a morire sino al mio ombelico una cinquantina di volte in meno di tre anni''.
Forse in quest'ottica, sull'ultimo foglietto e' annotata solo una serie di parole: estirpare, espungere, cancellare, sopprimere, strofinare via, annientare, obliterare. E perche' non leggerle come un sintetico finale (testamento) anche della vita di Nabokov?
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto
Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi









