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Nature, l'Italia blocchi la sperimentazione del metodo Stamina

Non ha basi scientifiche

11 luglio, 10:00
Il tessuto embrionale (mesenchima) da cui hanno origine le cellule staminali Il tessuto embrionale (mesenchima) da cui hanno origine le cellule staminali

La sperimentazione del metodo Stamina dovrebbe essere bloccata: "ci sono molte ragioni per le quali la sperimentazione dovrebbe essere fermata". Lo sostiene un editoriale della rivista internazionale Nature, nel quale si rileva inoltre che "le autorità italiane non dovrebbero andare avanti nel sostenere test clinici costosi di una terapia cellulare non provata e che non ha solide basi scientifiche".

L'editoriale di Nature rileva che la scorsa settimana la stessa rivista aveva presentato i dati secondo i quali la "controversa" terapia della Fondazione Stamina si basa su dati errati e che questa notizia ha avuto un'eco molto forte nella stampa italiana.
"Per molti mesi - prosegue la rivista - è andato avanti un dibattito basato sull'emotività relativa all'efficacia o meno del metodo Stamina". Nel frattempo, prosegue, il presidente della Fondazione Stamina, Davide Vannoni, "ha sempre negato ogni illecito". Senza mezzi termini la rivista, tra le più prestigiose a livello internazionale, afferma che è il momento di mettere la parola fine al lungo dibattito se procedere o meno alla sperimentazione, per la quale sono stati stanziati tre milioni di euro. "Non dovrebbe essere fatta", afferma l'editoriale di Nature. Sarebbe infatti "assurdo" proseguire lungo la strada della sperimentazione "considerando l'incertezza delle basi scientifiche del metodo".

''Nella letteratura scientifica - prosegue l'editoriale di Nature - non esiste nessuna evidenza convincente del fatto che le cellule staminali mesenchimali che si trovano nel midollo osseo, che possono generare ossa, grasso e cartilagine, possano essere forzate a produrre cellule nervose o altri tipi di cellule". La possibilità di questa trasformazione, rileva Nature, è invece rivendicata dal presidente della Fondazione Stamina, Davide Vannoni, come "la base della sua cura".

Nature osserva quindi che "una vicenda così poco verosimile come quella di Stamina dovrebbe spingere il governo italiano ad essere estremamente cauto". Anche perchè, prosegue, "Vannoni dichiara di somministrare cure che preferisce condurre senza la supervisione di parti indipendenti. Non ha fornito dettagli circa il suo protocollo alle autorità sanitarie sebbene il suo trattamento sia invasivo in quanto implica il prelievo di midollo osseo dai pazienti, la manipolazione delle cellule in vitro (apparentemente per trattarle in modo che diventino cellule staminali in grado di curare) e iniettandole nel paziente dal quale le cellule erano state prelevate".

Nature rileva inoltre che Vannoni "insiste nel sostenere che la sua terapia possa essere preparata solo da persone di sua fiducia, senza utilizzare le norme di buona fabbricazione". La rivista osserva infine che "Vannoni non è un medico qualificato, ma un insegnante di Psicologia nell'università di Udine" e che "ignora l'unico test reale della sua terapia fatto finora", quello condotto nell'ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste, sospeso in seguito alla morte di due bambini trattati su cinque. A questo proposito, prosegue Nature, "Vannoni dice che i risultati sono stati negativi in quanto sono state utilizzate le norme di buona fabbricazione".

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