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Nato il primo bimbo in provetta con il Dna analizzato 'a tappeto'

Grazie ad una nuova tecnica per la diagnosi preimpianto

08 luglio, 16:45
Riproduzione di un feto (fonte: Andy Wright, Sheffield) Riproduzione di un feto (fonte: Andy Wright, Sheffield)

E' un fiocco azzurro ad annunciare l'inizio di una nuova era per la fecondazione assistita. E' infatti un maschietto il primo bambino in provetta nato dopo essere stato sottoposto a una rivoluzionaria tecnica di diagnosi preimpianto, che ha consentito di analizzare 'a tappeto' tutto il suo Dna.
Il risultato è stato ottenuto nell'università britannica di Oxford dal gruppo di Dagan Wells, uno dei pionieri della diagnosi preimpianto, ed è stato presentato a Londra in occasione del congresso della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre).

La tecnica impiegata si chiama 'Next generation sequencing' (Ngs) e permette di ottenere in sole 16 ore un quadro completo di tutte le anomalie genetiche dell'embrione, sia quelle che interessano i singoli geni, sia quelle che riguardano le alterazioni del numero dei cromosomi. Non sfuggono neanche le anomalie presenti nel Dna mitocondriale, ereditato per via materna- Tutto in tempi così brevi da non dover ricorrere al congelamento dell'embrione nell'attesa dei risultati.

L'equipe di Wells aveva in precedenza testato l'affidabilità della tecnica su 45 embrioni portatori di anomalie genetiche. I risultati molto promettenti avevano spinto i ricercatori a testarla 'sul campo', usando gli embrioni al quinto giorno di sviluppo prodotti da due coppie ricorse alla fertilizzazione in vitro (Ivf). E' stato così possibile selezionare e impiantare un singolo embrione per coppia: in entrambi i casi ha attecchito dando il via ad una normale gravidanza. La prima si è felicemente conclusa a giugno con la nascita del primo bimbo, che gode di buona salute.

E la prima volta che la Next generation sequencing viene impiegata nella diagnosi preimpianto, ma le sue incredibili potenzialità sono note da tempo. ''Il grande vantaggio di questa nuova tecnica è proprio il superamento del rischio delle gravidanze gemellari'', commenta Andrea Borini, presidente della Società italiana di conservazione della fertilità (ProFert) e collaboratore di Dagan Wells.
''E' una tecnica rivoluzionaria - osserva Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Roma Tor Vergata - che viene usata di routine nei laboratori da 3-4 anni, sia per identificare i geni legati ai tumori che per la diagnosi prenatale del feto''. La sua applicazione nella fecondazione assistita potrebbe rappresentare la chiave per raggiungere quello che gli esperti considerano il loro 'Sacro Graal', cioè la possibilità di selezionare un unico embrione capace di impiantarsi con successo nell'utero materno, cosa che oggi riesce in media solo al 30% degli embrioni selezionati.

. ''Questa tecnica presenta però un importante problema etico - aggiunge Novelli - perché fornisce moltissime informazioni genetiche dell'embrione oltre a quelle necessarie per la diagnosi preimpianto, svelando anche i geni che possono predisporre a sviluppare malattie in età avanzata come il diabete o l'Alzheimer. Il rischio è che si generino nuove ansie nei genitori: per questo serve una buona consulenza genetica alla coppia, prima e dopo l'esecuzione del test''.

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