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Svelato il mistero della luce di Andromeda

Il bagliore nella galassia è stato causato da un buco nero

14 dicembre, 09:34
La galassia Andromeda (fonte: Adam Evans) La galassia Andromeda (fonte: Adam Evans)

Risolta l'origine della misteriosa e intensa luce osservata nella galassia di Andromeda: è stato il getto di un piccolo buco nero che sta mangiando la sua stella compagna.

Descritta sulla rivista Nature, la scoperta si deve a un gruppo coordinato da Matthew Middleton, dell'università britannica di Durham e dell'Istituto di Astronomia 'Anton Pannekoek' ad Amsterdam. Al lavoro hanno partecipato gli italiani Massimo della Valle direttore dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Marina Orio, dell'Osservatorio di Padova dell'Inaf, Gloria Sala del dipartimento di Fisica e ingegneria nucleare di Barcellona.

Osservando Andromeda con i telescopi spaziali Swift della Nasa e XMM-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), gli astronomi avevano visto in passato un improvviso bagliore brillare ai raggi X che si è affievolito nel corso di sei mesi. Per anni si è dibattuto se emissioni provenissero da buchi neri di piccol dimensioni oppure molto grandi.

La scoperta pubblicata su Nature svela il mistero: il getto luminoso è stato prodotto da un piccolo buco nero, della massa pari a 10 masse solari che si nutre della materia della sua compagna stella che sta ingoiando più velocemente che può. Il bagliore è emesso dalla materia che cade nel buco nero. L'oggetto produce anche onde radio ed è definito un microquasar.

''Il tasso di accrescimento di questo oggetto è vicino al limite teorico'' osserva Della Valle. Per le teorie la sorgente dovrebbe spegnersi perché ''l'energia della materia in caduta sul buco nero dovrebbe generare tanto calore e radiazione - spiega Della Valle - da 'soffiare via' il materiale in caduta e spegnere la sorgente ma questo non accade''.

Il modo in cui questo oggetto divora materiale e cresce, secondo Della Valle, può chiarire anche il meccanismo in azione nei quasar (radiosorgenti quasi stellari) che si sono formati nel giovanissimo universo, 500 milioni di anni dopo il Big Bang, e che hanno poi redistribuito la materia da cui sono nate stelle e galassie.

''Pensiamo – rileva Middleton - che sia lo stesso meccanismo all'opera nei quasar dove vi sono buchi neri milioni di volte più massicci. Tuttavia, nei sistemi più piccoli, le cose accadono più rapidamente e ci permettono di vedere la fisica al lavoro''.

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