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Gli embrioni vanno in letargo, anche quelli umani

Rivoluzione per parto, staminali e ricerca sui tumori

13 marzo, 20:41
Embrione di pecora (fonte: Laboratorio di Embriologia, Università di Teramo) Embrione di pecora (fonte: Laboratorio di Embriologia, Università di Teramo)
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Non vanno in letargo soltanto gliembrioni di orsi e canguri: in tutti i mammiferi, compreso l'uomo, l'embrione può sospendere il suo sviluppo quando la madre lo mette in allerta lanciandogli particolari segnali legati a condizioni di stress, per riprendere a crescere quando la situazione diventa più tranquilla. La scoperta, pubblicata sulla rivista Plos One e finanziata nell'ambito del programma europeo Ideas, è italiana e si deve al gruppo coordinato daGrazyna Ptak, del Laboratorio di Embriologia diretto da Lino Loi. Si apre uno scenario completamente nuovo, le cui conseguenze per l'uomo potrebbero riguardare da vicino la gravidanza e il parto, le tecniche di produzione delle cellule staminali e la lotta ai tumori.

La scoperta non arriva all'improvviso, ma riprende ricerche nate fra gli anni '60 e gli anni '80, poi abbandonate e dimenticate. 'E' un fenomeno del quale dobbiamo iniziare ad occuparci seriamente, un campo da esplorare", rileva Grazyna Ptak. Il letargo dell'embrione ("diapausa embrionale" per i biologi) era finora conosciuto in pochissime specie: foche,canguri, orsi, visoni e topi. Si sapeva che nei marsupiali e in questi mammiferi lo sviluppo dell'embrione può fermarsi se la stagione fredda, l'allattamento di altri cuccioli o perfino lo stress sociale creavano nella madre una condizione di "allerta", in attesa della luce verde che con l'arrivo della primavera segna la ripresa dello sviluppo. In natura l'embrione può andare "a dormire" anche per periodi molto variabili, dai 15 giorni del topo ai 12 mesi dei canguri e nei visoni.  "Adesso - dice Ptak - abbiamo dimostrato che questo stesso fenomeno avviene anche in un animale addomesticato, come la pecora". Lo stesso accade nei bovini e nei conigli e sono altissime le probabilità che accada anche nell'uomo.

Potrebbe essere questa, secondo Ptak, la spiegazione di tante gravidanze che vanno oltre i nove mesi: "se fosse così, non sarebbe necessario ricorrere alla stimolazione del parto (una tecnica alla quale in Italia si ricorre spesso) né al parto cesareo", spiega la ricercatrice. Negli altri mammiferi comenell'uomo, lo stop allo sviluppo dell'embrione "potrebbe essere- osserva - un fenomeno adattativo che entra in azione ognivolta che lo sviluppo dell'embrione viene minacciato, ad esempio dalla bassa temperatura, dalla carenza di cibo". Nell'uomo i segnali di stop potrebbero scattare quando la madre è in condizione di stress. Il sonno dell'embrione potrebbe riguardare molto da vicino anche la ricerca sulle cellule staminali, così come la lotta ai tumori. Nel primo caso, esperimenti sugli embrioni di topo hanno dimostrato che il periodo di letargo è il migliore per prelevare le cellule staminali; nel caso dei tumori, si è visto che introducendo cellule tumorali nell'utero in condizioni di letargo si riparano.

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