Percorso:ANSA > Scienza&Tecnica > Due mostri cosmici

Due mostri cosmici

Sono i più grandi buchi neri mai scoperti

06 dicembre, 11:15
Rappresentazione artistica del movimento delle stelle nella regione centrale di una grande galassie ellittica nella quale si trova un buco nero gigantesco (fonte: Gemini Observatory/AURA artwork by Lynette Cook) Rappresentazione artistica del movimento delle stelle nella regione centrale di una grande galassie ellittica nella quale si trova un buco nero gigantesco (fonte: Gemini Observatory/AURA artwork by Lynette Cook)

Hanno una massa quasi dieci miliardi di volte quella del Sole, i due buchi neri piu' grandi mai scoperti. Sono descritti sulla rivista Nature da un gruppo coordinato da Chung-Pei Ma, dell'università della California a Berkeley e i ricercatori sono convinti che questi mostri cosmici senza uguali potranno aiutare a chiarire come si formano questi oggetti e le galassie che li ospitano.
   Con una massa pari a 9,7 miliardi di masse solari, i due buchi neri si trovano al centro delle galassie NGC 3842 e NGC 4889, entrambe distanti circa 320 milioni di anni luce dalla Terra. Prima di questa scoperta, il più grande buco nero noto era quello che si trova nella galassia ellittica Messier 87, con una massa di circa 6,3 miliardi di masse solari.
  Resa possibile grazie al telescopio spaziale Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa), e a due fra i più grandi telescopi basati a terra, Gemini North e Keck nelle Hawaii, la scoperta suggerisce che i processi che influenzano l'evoluzione delle galassie molto grandi e dei loro buchi neri siano diversi dalle dinamiche che interessano le galassie più piccole.
I buchi neri sono più grandi rispetto a quanto suggerito dalle misure relative alla velocità delle stelle delle due galassie che li ospitano. Secondo gli autori le galassie gigantesche al cui centro dimorano i due buchi neri sono il frutto di una fusione fra galassie che contenevano buchi neri grandi circa la metà di quelli scoperti. Come risultato i buchi neri si sarebbero fusi, ma la velocità di dispersione della galassia è rimasta invariata, ha osservato Tomaso Belloni dell'Osservatorio Astronomico di Brera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).
Si ipotizza che oggetti lontanissimi ed estremamente brillanti, come le galassie attive chiamate quasar che si sono formate quando l'universo era giovanissimo, possano essere alimentate da buchi neri con masse che superano dieci miliardi di volte la massa del Sole. Questi buchi neri, secondo Michele Cappellari dell'università di Oxford, potrebbero essere proprio i relitti 'dormienti' dei quasar, e ora i buchi neri non  sarebbero più attivi perche è venuto a mancare il loro carburante, cioe' il gas. La scoperta, ha concluso Belloni, ''non fornisce tutte le risposte sull’evoluzione delle galassie molto grandi, ma aiuta sicuramente a chiarire alcuni aspetti e, come sottolineano gli stessi autori, è importante in futuro condurre ulteriori studi di questo tipo con i piu' grandi telescopi a disposizione’’.

© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati