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Nuova aviaria, primo possibile contagio da uomo a uomo

Gli esperti: nessun allarme, continua la sorveglianza

07 agosto, 13:47
Il virus dell’influenza aviaria H7N9 visto al microscopio elettronico (fonte: Cdc) Il virus dell’influenza aviaria H7N9 visto al microscopio elettronico (fonte: Cdc)

Sale l'allerta per la nuova influenza aviaria: si è verificato in Cina il primo possibile caso di trasmissione da uomo a uomo del virus dell'influenza aviaria H7N9. Descritto sul British Medical Journal, riguarda due pazienti appartenenti allo stesso nucleo familiare, un uomo di 60 anni e la figlia di 32: entrambi sono deceduti la scorsa primavera, dopo il ricovero in terapia intensiva. Il loro caso è ancora isolato, ma gli esperti tornano a interrogarsi sulle reali potenzialità del virus e sul rischio di un'eventuale pandemia.

L'uomo anziano, il ''paziente zero'', viveva nella Cina orientale ed era un assiduo frequentatore di mercati di pollame: proprio in questo contesto sarebbe entrato in contatto con il virus della nuova aviaria. Dopo 5-6 giorni la comparsa dei primi sintomi influenzali, che in seguito si sarebbero aggravati fino a rendere necessario il ricovero in ospedale (lo scorso 11 marzo) e poi quello in due diverse unità di terapia intensiva: una lunga lotta, conclusa con il decesso il 4 maggio.
La figlia, che non soffriva di particolari malattie e godeva di buona salute, avrebbe contratto l'infezione mentre prestava assistenza al padre durante i primi giorni di ricovero: il contagio sarebbe quindi dovuto alla mancanza di adeguate misure di prevenzione.

Gli esperti ribadiscono che al momento si tratta di un caso isolato: tutte le 43 persone entrate in contatto con i due pazienti sono risultate negative ai test per l'aviaria. Per questo si sottolinea che il virus, pur avendo il potenziale per scatenare una pandemia, ''non ha ancora la capacità di trasmettersi da uomo a uomo in maniera efficiente e sostenuta''. Anche in questo caso il contagio limitato a poche persone ''non rappresenta un fatto sorprendente'', come ricordano in un editoriale James Rudge e Richard Coker, della London School of Hygiene and Tropical Medicine.
Lo stesso concetto viene ribadito da Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che rassicura: un primo caso di trasmissione interumana è un dato ''da non sottovalutare'', ma ''non determina una situazione di allarme'' perché ''non indica comunque l'inizio di una potenziale epidemia''.
Per Ilaria Capua, virologa dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie, ''il fatto che il contagio descritto sia un caso sporadico, limitato nello spazio e nel tempo ci rassicura, ma allo stesso tempo ci spinge a intensificare la sorveglianza. Gli studi sui furetti hanno dimostrato che il virus H7N9 si replica nelle vie aeree inferiori, quindi non si trasmette facilmente con colpi di tosse e starnuti. In ogni caso - conclude - dobbiamo continuare a vigilare, in modo da non dover poi rincorrere il virus in caso di una trasmissione più sostenuta''.
Il livello di guardia continua dunque a rimanere alto e ad imporlo sono i numeri stessi di questa nuova aviaria: secondo quanto riportato dal British Medical Journal, fino al 30 giugno sono stati segnalati 133 casi e 43 morti.

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