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A Roma solo 10 reparti dispositivi anti-errore

neonatologi, disponibili per normativa Ue strumentazioni ad hoc

24 luglio, 13:36
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In seguito ad una normativa della Comunità Europea del 2001, sono oggi disponibili dei presidi che rendono bene identificabile ciò che va infuso per la via intestinale e annullano il rischio di errori spesso fatali nei reparti di Neonatologia. In Italia, però, i reparti ospedalieri attrezzati con questo sistema sono solo "nell'ordine di una decina". Lo afferma la Società italiana di neonatologia (Sin) a proposito del neonato morto all'ospedale San Giovanni di Roma per un presunto errore materiale dei sanitari. In particolare, nelle TIN-Terapie Intensive Neonatali, afferma la Società italiana di neonatologia, le prescrizioni e gli interventi terapeutici sul neonato critico "sono numerosissimi, talora nell'ordine delle centinaia al giorno". Per questo, avverte la Società, "la possibilità di scambiare la linea infusionale endovenosa con quella enterale è una evenienza assai pericolosa, resa possibile dal fatto che la soluzione parenterale (la soluzione endovenosa che nutre i neonati non in grado di assumere cibo per bocca) ha un colore assolutamente indistinguibile dal latte; da qui sorge il rischio bene conosciuto dai neonatologi di scambiare le due linee e inserire in vena ciò che deve andare nell'intestino e viceversa". Da qualche anno però, in seguito alla normativa della Comunità Europea del 2001 (UNI EN 1615 "Cateteri e dispositivi di nutrizione enterale monouso e loro connettori") ed alle molteplici segnalazioni negli altri Paesi, sono disponibili dei presidi, spiegano i neonatologi, che "rendono bene identificabile ciò che va infuso per la via intestinale e annullano il rischio di fare questo errore spesso fatale".

Tuttavia, "poche sono le Neonatologie attrezzate con questo sistema, probabilmente nell'ordine di una decina in Italia".

Alla luce di questo caso, afferma la Sin, "ci si chiede perché così poche Neonatologie hanno adottato questo sistema di prevenzione". Il motivo risiede nei costi: "Come tutto ciò che è migliorativo - denuncia la Società - costa un po' di più, ma non cifre astronomiche, nell'ordine di qualche migliaio di euro all'anno, e solo le istituzioni più illuminate hanno assecondato i clinici in questa scelta". La Sin auspica dunque che le amministrazioni si sensibilizzino su questo tema e, "malgrado i momenti critici della Sanità, scelgano di investire nella sicurezza dei neonati ricoverati nelle Terapie Intensive Neonatali adottando questo semplice sistema preventivo e assecondando le richieste che in tale senso giungono da parte dei neonatologi".

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