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Fiat: Giovannini, sara' rispettato impegno sull'occupazione

Sindacati chiedono chiarezza sul destino degli stabilimenti italiani

31 gennaio, 13:17
Marchionne ed Elkann
Marchionne ed Elkann
Fiat: Giovannini, sara' rispettato impegno sull'occupazione

"Da parte del management di Fiat c'è stato un impegno di riattivare gli stabilimenti in Italia che sono in cassa integrazione e così via, noi siamo convinti che questo impegno sarà rispettato". Così il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sulla fusione Fiat-Chrysler.

"Non abbiamo mai vissuto la scelta di Fiat di fare alleanze internazionali come un problema, ma il fatto che dentro l'alleanza non sia chiaro il destino industriale degli stabilimenti italiani e questa continua ad essere la domanda". Così il leader della Cgil, Susanna Camusso, sulla nascita del nuovo gruppo Fiat Chrysler.

''Dal punto di vista fiscale non posso impedire alla Fiat di fare delle scelte" societarie "che sono economicamente convenienti per loro. Verificheremo il pieno rispetto delle leggi fiscali italiane''. Così il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, sul trasferimento della sede fiscale di Fiat a Londra, a margine di 'Telefisco'. ''Non sono una persona che può giudicare, applico la legge'', ha aggiunto Befera sottolineando che ''siccome c'è libera circolazione di capitali e dei beni e servizi, è un fatto normale su cui il fisco non può intervenire se non attraverso le regole di legge''. In merito al pagamento delle tasse nel Paese da parte di Fiat, Befera ha spiegato che se ''dopo il trasferimento della sede avrà delle stabili organizzazioni e delle società in Italia, queste ultime pagheranno le tasse in Italia''.

Bonanni: sede non è problema, produzione resta in Italia - "Il problema non è la sede di Fiat (Il nuovo logo) ma il mantenimento della progettazione e delle produzioni in Italia. Già prima di allearsi con Chrysler, Fiat aveva stabilimenti in giro per il mondo e pagava le tasse in molti Paesi, è naturale che le grandi multinazionali operino in piazze finanziariamente importanti come Londra". Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a 'Prima di tutto', su Rai Radio1, sottolineando che la fusione farà "bene alla nostra produzione". "Il problema nostro - ha affermato - è che qui si mantengano progettazione e produzione e non potrà che essere così perché la Fiat ha cambiato strategia e si sta dirigendo verso le auto di lusso. La garanzia che le produzioni rimangano qui sta proprio nel fatto che Alfa Romeo, Maserati, Ferrari e così via non si potranno che progettare e costruire in Italia. Avere cambiato il piano industriale da utilitarie a mezzi di lusso e guardare a mercati in crescita farà di per sé bene alla nostra produzione. Nei prossimi mesi ci rivedremo con l'azienda per fare il punto sulle iniziative negli stabilimenti come Mirafiori a Cassino. All'appello manca solo Cassino per cui abbiamo bisogno di individuare nuove costruzioni di auto".

Elkann, ora futuro più solido, Italia protagonista - ''Una fuga dall'Italia? È successo il contrario. Il futuro dell'auto nel nostro Paese ora è molto più solido e ha prospettive che non avremmo mai potuto immaginare solo qualche anno fa. Una squadra che ormai lottava solo per la salvezza è risalita nella parte alta della classifica''. Il presidente di Fiat, John Elkann, commenta così la nascita di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) - FOTO e, in una lunga intervista con il direttore in apertura del quotidiano La Stampa, offre rassicurazioni ai lavoratori italiani: ''L'obiettivo che abbiamo, se il mercato non ci tradisce, è di tornare ad avere tutte le persone al lavoro nelle nostre fabbriche''. Parlando del quartier generale di Fca, ''non esisterà 'una' sede, già oggi ce ne sono quattro: Detroit per il Nord America, Belo Horizonte per il Sud America, Shanghai per l'Asia e Torino per l'Europa'', spiega Elkann. ''Torino sarà il centro di un mercato immenso che copre Europa, Medio Oriente e Africa, ma non solo: è qui il cuore del progetto Premium su cui abbiamo scommesso una parte importante del nostro futuro''.

Sulle tasse, ''continueremo a pagarle in tutti i Paesi in cui facciamo utili, Italia inclusa'', assicura. Quanto all'impegno finanziario, ''non è vero che non mettiamo mano al portafoglio: di fronte a un piano che convince e alle buone prospettive, Exor vuole esserci''. Elkann ammette gli errori fatti in passato da Fiat. ''Alcune volte, nell'ultimo ventennio, abbiamo rischiato di fallire. Abbiamo sbagliato a non aprirci abbastanza al mondo e a voler fare troppi mestieri, dai treni agli aerei, dalle assicurazioni alla grande distribuzione''. Adesso, però, le cose sono diverse. ''Basti pensare a quello che abbiamo fatto con Maserati, che ha addirittura raddoppiato le vendite.

Il progetto Premium, la scelta di puntare sui segmenti alti del mercato mondiale, sta funzionando molto bene e ha rimesso in gioco l'Italia. E all' interno di questa strategia è arrivata l'ora del rilancio di Alfa Romeo: c'è un enorme impegno su questo, il progetto è in stato avanzato e il nostro Paese ne sarà protagonista''. Il momento cruciale ''è stato nel 2004, la sera terribile in cui sarebbe morto mio zio Umberto: chiesi a Marchionne di guidare la Fiat'', racconta Elkann. Con l'Ad ''ci siamo intesi sul fatto di non accettare soluzioni precarie e aiuti di Stato. Il caso Alitalia dimostra che non funzionano''. Poi l'avventura negli Usa: ''Visto che in Europa non c'era spazio, abbiamo guardato dall'altra parte dell'Oceano dove abbiamo trovato l'amministrazione Obama che si è fortemente impegnata per creare le condizioni per far rinascere un'industria automobilistica sana, forte e con un futuro''. Nell'intervista Elkann commenta anche l'incontro di martedì scorso con Enrico Letta. ''È andato molto bene, il premier ha apprezzato il fatto che questa industria sia destinata a crescere. Ha ricevuto buone notizie in un periodo difficile''.

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