Scopri il Sudafrica
La Storia

Una foglia di insalata

Una veduta dall'alto di Robben Island. Sullo sfondo Cape Town e la Table Mountain. Una veduta dall'alto di Robben Island. Sullo sfondo Cape Town e la Table Mountain.

Una foglia d’insalata. Una nave inglese. Un brindisi in una birreria di Johannesburg. Un viaggio in Germania. Una prigione di Robben Island. Un arcobaleno. Si snoda intorno a questi elementi la storia del Sudafrica, dal 1652 a oggi, dal giorno in cui sulle sue coste sbarcarono i primi olandesi decisi a rimanere, all’11 febbraio 1990, giorno della liberazione dalle catene dopo 27 anni di prigionia di Nelson Mandela.

Una storia complessa in cui si scontrano e si intrecciano, senza mai trovare pace, il destino di bianchi – portoghesi, olandesi, francesi, tedeschi, calvinisti, riformati, ugonotti – e neri – i nomadi san che abitavano quella punta meridionale dell’immenso continente africano già 40 mila anni fa, e poi khoikhoi, bantu, zulu, xhosa, swazi, ndebele, tswana, pedi, basotho. Una storia densa di incredibile suggestione, che si inizia dunque con una foglia di insalata: la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (Vereenigde Oost-Indische Compagnie o Voc) nel 1652 infatti manda un manipolo di uomini a vivere sulla punta estrema dell’immenso e sconosciuto continente africano per coltivare insalata e frutta fresca che servirà ad approvvigionare le navi di passaggio al Capo di Buona Speranza, i cui equipaggi sono, finora, decimati dallo scorbuto. Fervidi credenti della Chiesa Riformata olandese, guidati da Jan van Rieebeck, uomini, donne e bambini partono con la Bibbia in tasca e la testa piena unicamente delle parole di Dio: “Jahvè vi ha scelto. Voi siete il popolo eletto”, leggono i calvinisti olandesi, perseguitati dai cattolicissimi spagnoli, che fonderanno Città del Capo: e questo sentirsi il popolo eletto  è un fatto importante, da tenere a mente: “A voi apparterrà ogni territorio che i vostri passi percorreranno e ivi sarà la vostra frontiera”, dicono le Scritture: qualche secolo più tardi sarà il sostrato ideologico-religioso su cui potrà prosperare il regime dell’apartheid.

Per lunghi anni quei calvinisti severi resteranno vicino alla costa, poi si sposteranno verso l’interno, iniziando con le popolazioni che via via incontreranno guerriglie più o meno sanguinose che si protrarranno fino al XIX secolo. Quando la Voc, la Compagnia Olandese delle Indie orientali, muore, alla fine del XVIII secolo, gli inglesi tenteranno di prendere sotto l’ala possente di sua maestà la regina Vittoria il paese dei mille colori per non farlo cadere in mano francese. E’ questa la nave inglese del nostro racconto, l’altro fatto quasi banale in un’epoca di esplorazioni e conquiste come quelli che vedevano le bandiere di tutti i potenti stati europei solcare mari fino a quel momento inesplorati. Gli afrikaans, come ormai si chiamava il popolo che si muoveva nella Terra Promessa a bordo di carri che poi diventeranno il sentimentale emblema di quei primi coloni, che si erano inventati una lingua, una cultura, delle tradizioni, non ci stanno. Si rifugiano nell’entroterra del paese, fondano nuove repubbliche, combattono sanguinose battaglie con i neri – con gli zulu, per esempio, resta memorabile quella del Blood River, come venne ribatezzato per il colore che presero le sue acque il fiume Ncome, nel Natal, dove furono  uccisi migliaia di zulu – tentano in ogni modo di restare indipendenti.

Ma gli inglesi faranno violentemente girare pagina alla storia degli afrikaans: la scoperta delle vene diamantifere porta nel Transvaal e nell’Orange Free State europei, neri e indiani, l’Inghilterra di impossessa dei territori, e i boeri, gli afrikaans si ribellano: nel 1880 scoppia la prima guerra anglo-boera: i boeri (contadini in olandese) proclamano la Zuid-Afrikaansche Republiek ed eleggono presidente uno dei leader della rivolta, Paul Kruger (a cui sarà poi intitolato il famoso parco). Nel 1886 viene trovato un gigantesco filone aurifero nel Witwatersrand, nei dintorni di Johannesburg: scoppia la seconda guerra anglo-boera che nel 1902, dopo anni di guerriglie e 26 mila morti, vede la sconfitta definitiva dei boeri che diventano cittadini di serie B, vengono rinchiusi in  lager, buttati nelle periferie e costretti a vivere fianco a fianco con i neri spaventosi e spaventosamente inferiori dai quali hanno cercato di tenersi separati. Separazione, altra parola da tenere a mente: separazione in olandese si dice aparheid ed è su questa umiliazione inferta dagli inglesi e sulle parole stravolte da una interpretazione piena di ignoranza e fervore ottuso che nasceranno quei ghetti, quelle township, quelle fogne dell’umanità che, negli anni Novanta quando quello che era successo troverà la luce, sconvolgeranno per la loro crudeltà il mondo occidentale.