Scopri il Sudafrica

Mitica Cape Town

Città del Cpo, panoramica Parco Nazionale Table Mountain Città del Cpo, panoramica Parco Nazionale Table Mountain

La prima cosa che ti colpisce è la luminosità. Poi la sua gente. E poi ancora quell’aria europea che ti confonde un po’ e ti fa sentire a casa e nello stesso tempo no, ti guardi intorno e non sei a casa. Quella montagna enorme, la Table Mountain con la cima piatta spesso nascosta dalle nuvole, e poco oltre il Capo di Buona Speranza. Quella costa pazzesca, con le balene che spruzzano a “V” e i piccoli che quando nascono escono per la coda. Il vento che arriva da tutte le parti, persino dal Polo sud, e si prende a schiaffi proprio qui. No, non può essere Europa, anche se il fuso orario sullo stesso parallelo ti fa credere che non ti sei spostato da casa. C’è qualcosa di non addomesticato, qualcosa che le città europee hanno sepolto, perdendo probabilmente tantissimo. Ma che qui è ancora vivo, forte, presente. L’Africa. Il sole. La natura ridondante. La vitalità che non è frenesia del fare, come come in troppe metropoli, ma sembra un inno alla vita.

E poi la sua gente. Ci sono i bianchi ricchi che vivono sulle pendici del litorale atlantico. Ci sono i sobborghi meridionali dei meno ricchi, bianchi ma anche neri e coloured (che tra l’altro compongono il 50 per cento della popolazione di Cape Town). Ci sono i sobborghi settentrionali lungo la curva nord di Table Bay, molto afrikaans. Ci sono le township dei coloured di Cape Flats e i ghetti dei neri di Nyanga, Langa e Guguletu: chilometri di bidonville di lamiera e cartone e legno avvolti d’inverno dal fumo nero dei fuochi e sempre sommersi da spazzatura. Ci sono gli ebrei, in tutto 20 mila. Ci sono musulmani. E c’è anche la comunità indiana più numerosa del mondo (Gandhi iniziò proprio in Sudafrica la sua lotta non violenta). C’è persino un quartiere gay, il Waterkant, per la quantità di locali e pub e bar (e anche due spiagge gay friendly: la Clifton n. 3 e la Sandy Bay). Ci sono rappresentanti delle due tribù bianche che si sono da sempre contese il Sudafrica, i discendenti degli olandesi e quelli degli inglesi: due lingue, due tradizioni, due cucine, due mentalità. Questi due mondi, che dividono il paese a metà persino nella toponomastica, a Città del Capo si sono mescolati come non è successo altrove. D’altra parte questa è la città del melting-pot, altrochè America: non a caso i suoi abitanti la chiamano Mother City, città madre, perché proprio come dovrebbe una madre, accoglie a braccia aperte chiunque si dichiari suo figlio, senza giudizio e senza pretese. Un melting pot che si assapora prima di tutto nella cucina che davvero non ha niente da invidiare alle più sofisticate o pretenziose cousine del globo, con la sua offerta varia e fantasiosa. Poi nell’architettura: nelle Winelands, la zona dei vigneti (qui si producono vini di altissimo livello ormai famosi in tutto il mondo), per esempio, il bianco delle case e lo stile olandese sono diventati parte del paesaggio. O nelle cabine vittoriane di Muizenberg, dove la spiaggia di Cape Peninsula svolta a est verso False Bay. Persino nella natura: basta pensare che qui, al Capo di Buona Speranza, due oceani si incontrano e di mescolano.

Una città viva, brulicante, sempre sveglia, piena di eventi e di incontri e di possibilità, anche estreme e molto da avanguardia: vernissage, musica, teatro, danza, cinema (tra l’altro proprio qui per la luce e il sole e la costa e il mare a Cape Town vengono girati spot pubblicitari in quantità industriale). Ma anche, e soprattutto, moda, design, architettura e interior decoration che qui trova alcuni tra i più geniali esponenti contemporanei. Stephen Burks, per esempio, che per Moroso alla edizione 2009 del Salone del Mobile di Milano ha realizzato un salotto che era un vero mix di culture e di materiali, anche di recupero. Sì, perché il recupero e la sostenibilità, da queste parti stanno diventando una parola d’ordine, soprattutto tra le generazioni più giovani di creatori e creativi. E questa è la cosa che più ti colpisce di Cape Town: non te l’aspetti e arriva veloce, tanto veloce che neanche ti accorgi di essertela messa in tasca. E poi, una volta a casa, insieme ai cd di musica afrojazz e alle maschere di legno, magari la tirerai fuori sentendoti più ricco.