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Musica

Città del Capo, Jazz Festival concerto del sassofonista Candy Dulfer Città del Capo, Jazz Festival concerto del sassofonista Candy Dulfer

Non si può parlare di musica sudafricana senza citare star internazionali come Miriam Makeba, regina del jazz e nota per il suo impegno politico contro il regime dell’Apartheid (fu anche delegato alle, e Ladysmith Black Mambazo, gruppo corale sudafricano, più volte disco d’oro e di platino con la loro musica tradizionale. Ma è stata la fine dell’Apartheid a far decollare l’industria musicale sudafricana. La musica fatta dai neri per i neri ha dimostrato di essere quella più potente e artisticamente originale e competitiva sulla scena mondiale. Lo sviluppo della musica sudafricana è stata tra l’altro tra gli obiettivi del governo dell’African National Congress che decise di imporre nelle trasmissioni radio un 20 per cento di musica locale. La musica commerciale è poi esplosa con la libertà, per i ragazzi, di frequentare le discoteche.

 
KWAITO

Fiore all’occhiello del paese è il kwaito (in afrikaans significa “arrabbiato”), genere musicale nato negli anni ‘90 nelle sottoculture underground delle township (in particolare Soweto) tra i più giovani che, invasi dall’house music internazionale una volta finita l’Apartheid, cominciarono a declinarla secondo un sound più simile ai loro ritmi. Se all’inizio il kwaito era associato alla criminalità, oggi è riconosciuto nel mondo come un genere di tutto rispetto. Pioniere è stato M’ndu (e locali come Club Eden, Uforia e DV8, a Capetown), che interpretò il beat occidentale mixandolo con il garage e l’afropop. Oggi i testi sono principalmente in inglese (anche se resistono quelli xhosa, zulu e il vanto della paternità è ormai condiviso (o confuso) con il resto del mondo, che lo ha fatto proprio contaminandolo con altri generi. Anche il kwaito insomma è diventato glocale, ossia nativo in un luogo ma fruito in tutto il mondo e da esso “sporcato”.

Oggi Arthur Mafokate, Oskido, Boom Shakae Mdu Masilela sono considerati universalmente “maestri” da tutti gli adepti della cultura hip pop mondiale e “Kaffir”, il primo brano kwaito che scalò le classifiche (1993) un vintage cult. Essendo in assoluto il più grande business musicale sudafricano, le etichette discografiche specializzate vendono cifre vertiginose di dischi.

 
JAZZ

Il jazz, altra specialità di questo paese così pieno di contraddizioni, nasce nelle township, dove la musica Americana si coagulava con i ritmi locali trasformandosi. A marzo, al Cape Town Jazz Festival, si celebrano due giorni no-stop di jazz: un menu di 40 entrate (singoli musicisti o gruppi, africani o stranieri) intrattengono 15 mila spettatori su 5 diversi palchi. A Johannesburg invece c’è il Joy of Jazz, il più grande appuntamento artistico della città, una vera e propria cascata di jazz declinato in quante più possibili contaminazioni musicali: più di 200 artisti, anche internazionali, si esibiscono in diversi locali sparsi per la città.

 

BLUES, FOLK, HIP HOP, AFRIKAANS

Il blues e il folk sono di proprietà del festival pasquale (Oppikoppi Easter Festival, a Northam, nel North West): più piccolo dell’Oppikoppi Bushveld Bash di agosto, ha solo un palco e un pubblico locale ma è seguitissimo (1500 persone).

Il famoso genere dell’hip pop africano viene invece celebrato a settembre/ottobre, al Macufe (Bloemfontein, Free State). Il festival culturale Mangaung ospita i più celebri musicisti africani affermati sul panorama internazionale che si lanciano in esibizioni straordinarie che comprendono gospel, kwaito, R&B, rock, ma anche musica classica, danza, teatro, cabaret, musical, poesia, arti applicate e artigianato. Fin dalla sua prima edizione, nel 1997, il successo fu enorme (30 mila spettatori): oggi arrivano 140 mila persone da tutta l’Africa e dal mondo.

Decisamente africaans è invece il festival della Standard Bank, a Durban (KwaZulu-Natal): l’Awesome Africa Music Festival, dal 1999 ospitato nell’Albert Parc, invita oltre 200 artisti, principalmente africani, che, da 20 paesi diversi, suonano non-stop su 3 palchi.