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La rivincita di Lea Garofalo

17 arresti grazie alla testimonianza della donna che nel 2009 fu fatta torturare e uccidere dal marito, Carlo Cosco

31 ottobre, 19:32
Lea Garofalo Lea Garofalo
La rivincita di Lea Garofalo

di Clemente Angotti

Sette omicidi compiuti tra il 1989 e il 2008, ma anche estorsioni, traffici di droga e detenzioni di armi, in un contesto che delinea per la prima volta con nettezza il ruolo del "locale" di 'ndrangheta dei Comberiati di Petilia Policastro. A fare luce su quasi vent'anni di omicidi, maturati nel crotonese in un clima di guerra all'interno e tra le cosche per il dominio del territorio, sono gli esiti di un'operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone che ha portato all'esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso e altro, emesse dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro.

Decisivo l'apporto dato alle indagini da Lea Garofalo, la testimone di giustizia di Petilia Policastro fatta sequestrare e uccidere a Milano dall'ex compagno, Carlo Cosco, per essersi ribellata alla legge delle cosche. Un contributo essenziale quello reso dalla donna - i suoi funerali solenni si sono svolti lo scorso 19 ottobre a Milano per volontà del sindaco Giuliano Pisapia - le cui dichiarazioni, ritenute dagli inquirenti ''intrinsecamente attendibili'', hanno consentito di ricostruire ruoli e responsabilità in sette delitti di 'ndrangheta.

Le parole di Lea, assieme a quelle di altri testimoni e collaboratori di giustizia e ai contenuti di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno consentito alla Procura distrettuale di Catanzaro, infatti, di chiedere e ottenere l'arresto, tra gli altri, di Vincenzo Comberiati, ritenuto il boss dell'omonimo cosca di Petilia Policastro, già in carcere, e di svelare il ''patto'' di collaborazione stretto dai ''petilini'' con Nicola Grande Aracri, capo dell'omonima cosca di Cutro, anche lui detenuto in regime di 41 bis, indicato come l'autore di uno degli omicidi.

A cadere sotto i colpi dei sicari dei clan, in una sequenza quasi ventennale, sono stati Mario Scalise, assassinato il 13 settembre del 1989 a Petilia Policastro, Cosimo Martina (30 settembre 1990 a Crotone), Carmine Lazzaro (16 agosto 1992 a Steccato di Cutro), Rosario Ruggiero (24 giugno 1992 a Cutro).

E ancora: Antonio Villirillo, (5 gennaio 1993 a Cutro), Romano Scalise, fratello di Mario, (18 luglio 2007 a Cutro) e Francesco Bruno (2 dicembre 2007 a Mesoraca). Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti in varie regioni tra cui l'Emilia Romagna, dove da anni le cosche del crotonese concentrano i loro interessi. ''L'operazione di oggi - ha detto ai giornalisti il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo - è stata tanto attesa dal momento che le nostre indagini ci inducevano a temere imminenti omicidi. Si è evitato che venissero compiuti altri agguati, anche in pubblico''.

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