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Mostre, il genio di Cezanne e l'arte italiana del '900

Al Vittoriano in mostra opere di Carrà, Morandi, Sironi

05 ottobre, 10:32
Mostre: Il genio di Cezanne e l'arte italiana del '900 Mostre: Il genio di Cezanne e l'arte italiana del '900
Mostre, il genio di Cezanne e l'arte italiana del '900

(di Nicoletta Castagni)

Non solo Cezanne. Alla grande mostra che domani apre al Vittoriano la nuova stagione espositiva romana, intorno a una ventina di capolavori del maestro francese considerato il padre della modernità, sono riuniti i dipinti dei maggiori pittori italiani del primo '900 che più furono influenzati dalla sua straordinaria lezione: Morandi, Soffici, Carrà, Sironi, Pirandello e molti altri.

Presentata oggi alla stampa, l'importante rassegna presenta al pubblico degli appassionati 100 opere provenienti dalle collezioni pubbliche e private internazionali e italiane, fra cui prestiti eccezionali dall'Ermitage di San Pietroburgo, dal parigino d'Orsay, dalla Collezione della Fondazione Buhrle di Zurigo,dal Museo d'Arte di San Paolo, dalla National Gallery di Melbourne, dall'Art Gallery Ontario di Toronto. Un grande impegno anche finanziario per una mostra vuol essere diversa dalle tante monografiche realizzate su Cezanne, ha detto Alessandro Nicosia patron di Comunicare Organizzando, che produce le esposizioni del Complesso del Vittoriano. Con il titolo 'Cezanne e gli artisti italiani del '900', l'iniziativa segna un ritorno nella sede espositiva romana del grande pittore francese, dove nel 2002 erano stati indagati i sui suoi rapporti con l'arte antica del bel paese. In tutti e due i casi, la curatrice e' la Storica dell'Arte Maria Teresa Benedetti, che questa volta ha voluto orientare la difficile selezione a documentare l'impatto del genio di Cezanne su generazioni di artisti italiani, dalle avanguardie futuriste al 1930. ''Avremmo potuto andare ancora avanti - ha detto la benedetti - ma sarebbe stata un'impresa immane. Pero' abbiamo allestito un dipinto di Pirandello del 1960''. Un'influenza che quindi non si spegne nei primi decenni del XX secolo, proprio perche' sostanziale di quella riflessione sulla pittura avviata e vissuta dal maestro che aprì le porte alla modernità. Lui così chiuso e burbero, stanziale nella sua Provenza, eppure profondo conoscitore dell'arte (italiana) del passato. Punto di riferimento elitario nella Francia del post-impressionismo, poco popolare, trasforma radicalmente il linguaggio pittorico nella sua difficoltà di cogliere il grandioso insito nella natura. Nelle faticose peregrinazioni nella campagna (l'ultima, nel 1906, gli fu fatale), ha spiegato la curatrice, l'ansia di tradurre la realtà che lo circondava (campagna, marine, montagne) lo portava a creare colori sempre più moderni e a definire l'essenza geometrica di ogni cosa. ''Cezanne ha influenzato allo stesso modo Morandi e Picasso'', ha aggiunto Claudio Strinati sottolineando come da quella stessa lezione siano scaturite tanto la serietà meditativa e solenne del pittore bolognese quanto la capacita' di scardinare tutto dell'artista spagnolo. Individuando l'ordine geometrico, l'astrazione che e' dietro la realtà, Cezanne pone quindi le basi della pittura del '900 in tutte le sue più varie declinazioni e resta il riferimento principe negli anni del Ritorno all'Ordine. Dopo l'ubriacatura futurista, per gli artisti italiani il legame con la tradizione trova conferma proprio nella sua arte. E' a Cezanne che guarda Boccioni dopo le avanguardie, lo stesso vale per Carrà che, come si vede in mostra, ne armonizza la lezione con quella giottesca. E Cezanne torna nelle volumetrie di Sironi e nei nudi di Pirandello (una parete bellissima di capolavori), persino di Morandi, di cui sono presenti in mostra le sue rarissime, sinuose bagnanti.

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