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Besson: 'Servono simboli come Suu Kyi'

Esce The Lady. Regista: 'Elezioni in Francia? Sembra mercato'

20 marzo, 15:22
Besson: 'Servono simboli forti come Suu Kyi'
Besson: 'Servono simboli forti come Suu Kyi'
Besson: 'Servono simboli come Suu Kyi'

di Francesca Pierleoni

In un momento "in cui siamo privi di simboli forti, è importante raccontare la storia di Aung San Suu Kyi una vera eroina, una grande rappresentante della razza umana". Ne è convinto Luc Besson che ha dedicato alla lotta contro la dittatura del premio Nobel per la pace birmano, The Lady, con Michelle Yeoh e David Thewlis, film d'apertura dell'ultimo Festival di Roma, in uscita venerdì in 150 sale distribuito dalla neonata Good Films. "Prima del progetto sapevo chi fosse Aung San Suu Kyi, che si batteva per la democrazia in Birmania ma non sapevo nulla della sua storia personale. Quando ho letto la sceneggiatura - spiega il regista - ho pianto per due ore, mi ha molto impressionato questa donna di 50 kg, che con la non violenza è stata capace di tenere testa a una dittatura sanguinaria e a un esercito di 300mila uomini per 25 anni. Ci è riuscita attraverso l'amore per il suo Paese, i suoi figli e il marito". Riguardo le elezioni in Birmania del 1 aprile, il regista dice che "saranno le più aperte e pubbliche finora in quel Paese, anche se forse non totalmente libere. Sono certo che Aung San Suu Kyi verrà eletta e spero che fra tre o quattro anni diventerà il presidente della Birmania, lei agirebbe solo per il bene del suo popolo". Per Besson bisogna continuare a difendere la democrazia anche nei Paesi "dove la diamo per scontata. E' come l'amore, se la trascuri, si può perdere". Lui sta seguendo la campagna elettorale in Francia "con grande attenzione, ascolto le proposte e poi deciderò. Però mi sembra facciano tutti come al mercato, rilanciano le offerte invece di proporre progetti che guardino anche alla Francia dei miei bambini".

The lady, che in Italia è abbinato alla campagna a sostegno Aung San Suu Kyi, Send a message, ripercorre gli oltre 25 anni della lotta contro la dittatura birmana della protagonista (Yeoh), premio Nobel per la Pace 1991 e si sofferma in particolare sulla sua sfera privata, e sul rapporto con il marito inglese, Michael (David Thewlis). L'uomo, insieme i figli, la sostiene in ogni modo, fino alla morte prematura nel 1999 per un tumore, senza che lei, costretta a rimanere in Birmania, possa rivederlo per un'ultima volta. Michelle Yeoh è riuscita ad incontrare Aung San Suu Kyi (agli arresti domiciliari per 11 anni, fino al 2010) una volta durante le riprese, mentre Besson l'ha conosciuta solo a film finito. "Non puoi che sentirti piccolo conoscendo una persona come lei". A quanto sappia il cineasta "Suu Kyi non ha ancora visto il film, penso per lei sia molto difficile emotivamente". The lady, sottolinea Besson "non si sarebbe potuto fare senza il consenso dei suoi due figli e del fratello di Michael. Abbiamo cercato di avvicinarci con grande rispetto e di non tradire la storia di un essere umano così straordinario". Per ricostruire fatti e ambienti nel film, girato in Thailandia, sono stati fondamentali l'aiuto di vari dissidenti birmani e il rapporto sulle violenze nel Paese di Human Rights Watch: "Siamo anche stati in Birmania ma lì la gente ha paura persino di dire il nome di Aung San Suu Kyi, la chiamano The lady, da qui il titolo" "A parte i protagonisti, "abbiamo voluto come attori solo birmani, trovati in un centro accoglienza vicino al confine. Per loro il cinema era una cosa nuova, e il primo giorno sul set, vedendo Michelle nei panni di Aung San Suu Kyi, credevano veramente fosse lei, si sono inginocchiati e piangevano". Ora, nel prossimo futuro del regista, pare ci sia un thriller con Angelina Jolie: "Appena ho notizie, vi farò sapere", dice sorridendo.

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