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Hugo Cabret, una favola da 11 nomination

In Italia dal 3 febbraio il capolavoro di Scorsese

01 febbraio, 21:04
Hugo Cabret, favola da 11 nomination
Hugo Cabret, favola da 11 nomination
Hugo Cabret, una favola da 11 nomination

di Francesco Gallo

ROMA - 'Hugo Cabret', il film di Martin Scorsese, è come una favola dentro un sogno. E così come in una perfetta Wunderkammer (una camera della meraviglie di celluloide) mette in vetrina tutto l'armamentario dell'immaginazione: dalla storia del cinema alla magia (le due cose giustamente si confondono), dagli ingranaggi degli orologi che regolano il tempo tiranno agli automi-golem pieni di segreti, dalla ricerca del padre, ovvero delle proprie origini, all'odio che c'é verso la creatività, il tutto per regalare 125 minuti pieni di stupore in cui anche la stessa tecnologia 3D trova finalmente il suo senso.

Alla prima stampa a Roma del film, che sarà nelle sale dal 3 febbraio distribuito da 01 in oltre 400 copie, un religioso silenzio ha accompagnato le oltre due ore di quest'opera che ha il primato di nomination agli Oscar 2012, ben 11, tra cui quella per la miglior scenografia ai nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Tratto dal romanzo best seller 'La straordinaria invenzione di Hugo Cabret' di Brian Selznick (Mondadori) il film racconta la storia di un bambino-pinocchio che, rimasto orfano, vive nella stazione ferroviaria di Parigi de La Gare du Nord, rubacchiando di qua e di là, e accudendo gli amati ed enormi orologi della stazione. Unico suo cruccio, quello di far rivivere l'automa meccanico lasciatogli dal padre che sembra nascondere il suo ultimo messaggio.

Nella storia di questo orfano (Asa Butterfield, Il ragazzo con il pigiama a righe), che vive nella Parigi degli anni '30 - raccontata da Selznick nel libro anche con schizzi minimalisti a carboncino -, anche delle parodie del male come l'ispettore della stazione (Sacha Baron Cohen), orfano e nemico acerrimo, insieme al suo fedele dobermann, di tutti gli orfanelli perdigiorno e ruba croissant che incontra in quella che ritiene la sua stazione. Dalla parte invece di Hugo Cabret una vivace ragazzina, Isabelle (Chloe Moretz), figlioccia del vero protagonista simbolico del film ovvero Ben Kingsley nel ruolo di uno dei padri del cinema, il regista-illusionista Georges Melies che vive, dopo tanto successo, anche lui nella stazione come un semplice venditore di giocattoli. Sarà proprio Hugo Cabret, alla ricerca del mistero del suo triste automa che sembra non voler più rivivere, a dare al regista che ormai si è ritirato una seconda occasione. E così, tra la magia delle immagini di Scorsese, anche le sequenze di 'Viaggio nella luna', film del 1902 di Melies con la scena di culto di un razzo che si schianta sull'occhio della luna che ha un volto umano. Nel megacast del film - che ha ottenuto tutte le più importanti candidature agli Academy Awards, compresa ovviamente quella di miglior film e regia e che ci potrebbe regalare ancora un meritato Oscar alla scenografia per il lavoro davvero impressionante fatto da Ferretti-Lo Schiavo - troviamo: Jude Law che fa il padre di Hugo, Johnny Depp (M. Roleau), Michael Pitt (il proiezionista), Christopher Lee (Sig. Labisse), Emily Mortimer (Lisette) e Ray Winstone (Zio Claude). Frase cult del film quella che Cabret dice alla sua dolce amica e coetanea Isabelle: "Credo che tutto il mondo sia un enorme ingranaggio e se io e te siamo qui vuol dire che per forza abbiamo anche un senso e uno scopo".

HUGO CABRET, SARA' IL NUOVO HARRY POTTER?

di Alessandra Magliaro

ROMA - Hugo Cabret, il capolavoro di Martin Scorsese che 01 fa uscire il 3 febbraio in oltre 400 copie, carico di 11 nomination agli Oscar, è un omaggio all'arte cinematografica, un'esaltazione tridimensionale della magia del cinema e al tempo stesso un film di grande nostalgia. "E' toccante, divertente, una sorta di festa", dice lo stesso Scorsese che in questo primo film in 3d tira fuori come non mai la sua passione per il cinema delle origini.

E' inevitabile confrontarlo con Harry Potter: la simpatia e la tenerezza del ragazzino protagonista, così come l'avventurosa storia del film, l'estrazione letteraria e tra l'altro la location fondamentale della stazione ferroviaria potrebbe fare di Hugo Cabret un nuovo Harry Potter, a maggior ragione ora che le avventure del maghetto sono finite. Un dettaglio questo che a livello dell'industria cinematografica in cerca di personaggi carismatici per i ragazzi non è trascurabile. Le coincidenze ci sono tutte, anche se a far la differenza - fondamentale - è certamente la poesia del film di un maestro come Scorsese lontana, nonostante il kolossal 3d, dalla macchina blockbuster del franchise Potter. Eppure: Hugo è Asa Butterfield, londinese 11 anni, faccia da Daniel Radcliff al primo Harry Potter, la storia è ugualmente magica e di suspence, c'é il legame con i genitori che si perdono ma 'restano' dentro, la stazione se lì era Londra qui è Parigi, entrambe ugualmente vintage, il protagonista trova una tosta alleata nella curiosa Isabelle (Chloe Moretz) che ricorda tanto la bella Hermione (Emma Watson). Brian Selznick, autore di 'La straordinaria invenzione di Hugo Cabret', il libro che ha ispirato il film di Martin Scorsese, non ci sta a paragonare il suo libro a Harry Potter, che ha reso milionaria J.K. Rowling: modestamente dice che la storia del maghetto è un fenomeno unico nel mondo dell'editoria e nel cinema. "Non nascondo che sono un fan di Harry Potter e non credo sia corretto metterli in competizione", ha detto alla premiere di New York.

Il romanzo (edito in Italia da Mondadori), "il primo libro in cui le parole illustrano le immagini", è un best seller negli Stati Uniti: gli schizzi del libro di Selznick, tutti a carboncino, scorrono come nel cinema di carta per raccontare la crescita di un orfano, che vive nella stazione di Parigi dei primi anni del Novecento. Scorsese, con l'aiuto di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, candidati all'Oscar, mette in scena questo mondo magico. Il romanzo è anche un omaggio al primo film di fantascienza della storia del cinema, Viaggio nella luna del 1902 di George Melies, un dettaglio che ha avuto effetto dirompente sull'appassionato cinefilo che è Scorsese. In Francia quell'antico film è stato restaurato e colorato rimesso nelle sale in occasione dell'uscita di Hugo Cabret. Nel romanzo un po' fumetto, un po' graphic novel, un po' album illustrato ma già molto anche cinema, prende vita con il 3d in un mondo antico "C'é Dickens, Truffaut, Melies ovviamente - ha detto Selznick al Festival di Roma che aveva mostrato in anteprima alcuni minuti del film - e poi ancora Jules Verne e il cinema di Jean Vigo".

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