Venezia: da Scorsese l'intensa lettera al 'padre' Kazan
Presentato fuori concorso il documentario 'A letter to Elia'
04 settembre, 17:24di Francesca Pierleoni
VENEZIA - Grazie ai suoi film, "in Kazan ho visto la figura di un padre, un padre diverso, ma un padre". E' una delle frasi più toccanti con cui Martin Scorsese, in A Letter to Elia, il documentario, presentato oggi alla stampa, fuori concorso alla Mostra di Venezia, rende omaggio a Elia Kazan. Il film non fiction che Scorsese (assente al Lido) firma insieme a Kent Jones, racconta attraverso la lente dei suoi ricordi, le emozioni e le tante fonti di ispirazione che gli ha regalato il cineasta, scomparso nel 2003, autore di capolavori come Fronte del porto, La Valle dell'Eden e Un tram che si chiama desiderio (del quale però mancano immagini, probabilmente per motivi di diritti, ndr). Nei sessanta minuti del film non fiction, Scorsese, che dal suo studio si rivolge direttamente al pubblico guardando dritto nella cinepresa, intreccia nel ritratto di Kazan i momenti topici della carriera del regista di origini greche nato a Kayseri, in Cappadocia, nel 1909, dall'esordio a Broadway come membro del Group Theatre al successo a Hollywood, con i capitoli più controversi della sua vita.
Fra questi La decisione di Kazan, in pieno maccartismo, di collaborare nel 1952 con la Commissione d'inchiesta sulle attività antiamericane facendo i nomi di otto ex colleghi del Group theatre ("I suoi film più originali li ha fatti dopo il '52'' sottolinea Scorsese) o le polemiche, sempre legate a quei fatti, per l'Oscar alla carriera nel 1999, che gli consegnarono proprio Martin Scorsese (di cui viene mostrata una foto sul palco in cui l'abbraccia emozionatissimo) e Robert De Niro. Il documentario, in realtà rivela molto anche del suo autore, che da adolescente era rimasto talmente colpito da La Valle dell'Eden, da volerlo rivedere decine di volte, andando in tutti i cinema dove lo proiettavano. "John Cassavetes diceva che per essere un filmaker non devi aver paura di niente - spiega Scorsese -. Io l'ho capito per la prima volta guardando i film di Elia Kazan". Il regista ricorda anche il primo incontro, da studente con il suo idolo, nel 1964, quando Kazan lo liquidò con poche parole, lasciandolo deluso ("spesso si impara più dal cinema che dall'uomo") e l'amicizia nata invece quando Scorsese aveva già iniziato la sua carriera e insieme rivedevano i suoi film, "con il tacito patto di non dirgli quanto fossero stati importanti per me, perché un regista non può capire fino in fondo l'influenza che ha sugli altri", dice l'autore di Quei bravi ragazzi. "L'unico modo per dimostrarlo, Elia - conclude un emozionato Scorsese, rivolgendogli idealmente a Kazan, con l'ultimo sguardo verso la cinepresa alla fine del documentario - é continuare a fare film".






