Boy George, a Roma il concerto del ritorno
Preceduto dal video del brano di Amanda Lear da lui remixato ha dedicato il concerto a Paris Hilton
03 settembre, 10:51
ROMA - Si è fatto precedere dal video dell'ultimo brano di Amanda Lear, che lui ha remixato. Poi ha dedicato il concerto a Paris Hilton. Boy George è tornato a cantare stasera a Roma, al Gay Village, dove c'era una platea che ancora lo considera un'icona.
Negli anni '80, George O'Dowd, un'icona lo è stata per davvero, con i Culture Club ha rappresentato una stagione in cui con l'esplosione della videomusic l'ambiguità era diventata un trend, un po' come il look 'pirata', una sorta di versione pop delle inquietudini sparse prima da gente come David Bowie.
Poi Boy George ha iniziato un declino autodistruttivo, sprofondando nella tossicodipendenza e cominciando una lunga serie di guai con la giustizia, culminati qualche anno fa con l'arresto per aver tenuto incatenato dentro casa sua un escort maschile. Tra molti bassi e pochi alti, ha tirato avanti facendo il dj e anche tentando la strada del musical, che non era neanche male ma che non ebbe alcun successo. Del Boy è rimasto poco: sovrappeso come è da tempo, con un cappellone fucsia alla Greta Garbo, una voce arrochita e un'intonazione un tanto al chilo, ha proposto un concertino, aperto sorprendentemente da due spiritual gloriosi, 'Nobody knows' e 'Down by the riverside'.
Inevitabile la riproposizione di 'Do you really want to hurt me' e 'Everything I own', i pezzi che hanno reso famosi i Culture Club. Con coraggio degno di miglior causa si è anche avventurato in 'Knocking on heaven's doors'.
Con un gruppo che suona più come un gruppo da talent show, Boy George sul palco si misura con il tempo passato e con una voce che ha perso quel tono quasi infantile, una versione innocua del soul, che oggi sembra lo specchio di tutti i guai che ha passato il buon George O'Dowd.







