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Sette minuti di applausi per la 'Pecora Nera' di Celestini

In concorso l'opera prima

03 settembre, 10:57
Ascanio Celestini
Ascanio Celestini
Sette minuti di applausi per la 'Pecora Nera' di Celestini

dell'inviato Francesco Gallo

VENEZIA - "Non è un film di denuncia della barbarie del manicomio, ma piuttosto del manicomio come istituzione al pari di altre come il carcere e la scuola che sono cose altrettanto alienanti". A parlare così è Ascanio Celestini oggi in conferenza stampa al Lido dove ha presentato 'La pecora nera', primo film italiano in concorso in questa 67/ma edizione della Mostra del cinema di Venezia. Tante domande per l'autore-attore-regista romano che resta piccato solo quando un giornalista commenta come forse questo suo 'La pecora nera' pur essendo uno spettacolo molto bello forse è difficile considerare un film.

"Se è un complimento sono d'accordo - dice -. In realtà non so cosa sia un film, ma ricordo che l'ha prodotto Rai Cinema". E aggiunge "certo non è un film solo da vedere, ma anche da ascoltare. In questo senso è qualcosa di diverso". Qualcosa insomma di molto personale questa opera prima di Celestini che spiega: "Non è stato come fare una merendina che piace a tutti, ma piuttosto una crostata che per prima cosa deve piacere solo a te stesso". Un modo anche questo per dire che "il cinema per me è meno importante di quanto sia il linguaggio". Il film 'La pecora nera', che sarà nelle sale italiane, distribuito dalla Bim dal 15 ottobre, non è altro che il libero adattamento dello spettacolo teatrale omonimo che da anni Celestini porta in giro per l'Italia. La differenza tra teatro e cinema? "Nello spettacolo teatrale - ha detto Celestini - è tutto nella tua testa. Insomma lo spettacolo teatrale poi te lo riporti a casa. Per il film è invece tutto diverso".

'La pecora nera' aggiunge non è un film sulla pazzia, "ma casomai sul disagio, sulla disistima, sullo spaesamento della presenza, come diceva De Martino. Quella condizione che fa sì che non sei da una parte né da un'altra" Il suo punto di vista non è politico:"se il manicomio è una istituzione terrificante, una cosa criminale solo averla concepita, ci sono altre cose come il supermercato (dove si svolgono molte sequenze de La pecora nera Ndr.) dove c'é la stessa folle compulsività e alienazione. Così, più che denunciare le istituzioni, la mia è una prospettiva etica che fa più affidamento all'individuo che alla società". Un personaggio "pieno di trappole", così Giorgio Tirabassi parla invece del suo personaggio di Nicola (alter ego di Celestini) "un malato di mente a cui abbiamo volutamente togliere tutti i tic per renderlo più pulito e semplice. La pecora nera è uno spettacolo forse più teatrale che cinematografico - riconosce -, in alcuni momenti io e Ascanio sembravamo Totò e Peppino".

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