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Venezia: è valanga Italia al Lido

Mazzacurati, Martone, Celestini e Saverio Costanzo

30 luglio, 08:45
Il logo della 67/ma Mostra del cinema di Venezia
Il logo della 67/ma Mostra del cinema di Venezia
Venezia: è valanga Italia al Lido

di Francesco Gallo

ROMA - Nonostante lo stile tutto orientale di Marco Mueller pieno di filosofia 'wu Wei' (precetto taoista dell'efficacia del "non agire"), è difficile dimostrare, come ha tentato di fare oggi in conferenza stampa a Roma, che quest'anno alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (1-11 settembre) non ci sia una 'valanga Italia'. Per restare ai soli numeri 41 film italiani di quest'anno contro i 22 dell'anno scorso significano pur sempre qualcosa. Ovvero, per essere appunto matematici, un soffio meno del doppio.

"Un fermento quello del cinema italiano che andava trascritto" così ha giustificato il direttore artistico della manifestazione questa specie di deportazione di tutto ciò che era in pellicola attualmente nel nostro paese e che crea, sicuramente, un bel vuoto per i festival a seguire. Per Mueller, anche se non usa mai questa parola è stata solo una sorta di fatale e diabolica contingenza:"come potevamo dire no a Gabriele Salvatores ('1960'), a Giuseppe Tornatore ('L'ultimo gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardò) e a Marco Bellocchio ('Sorelle maì) e poi ci sono prototipi di cinema che non volevamo e potevamo dimenticare". Tra i casi di questa edizione, la 67/ma del festival, anche la sezione Fuori concorso in cui campeggiano un numero spropositato di film , una trentina di cui tredici italiani (molti documentari), cosa che forse giustifica in parte il rifiuto di Pupi Avati di entrare in questa sezione dopo l'esclusione, con tanto di polemica, del suo 'Una sconfinata giovinezza' dal concorso ufficiale. Comunque a Marco Mueller non manca la battuta e quando qualcuno gli chiede se mai l'esclusione di Pupi Avati sia stata il frutto di un'esclusione politica a favore del film opera prima di Ascanio Celestini, 'La pecora nera', dice tra i denti: "non c'entra nulla è come chiedere se l'Alzheimer sia di destra o di sinistra (facendo riferimento a Fabrizio Bentivoglio malato appunto di Alzheimer nel film di Avati)". E poi riconosce il direttore Mueller con molta ironia e fatalismo come sulle scelte italiane è sempre la stessa storia "ogni anno si dice che siamo sballottati come burattini da Mediaset e Rai Cinema".

Una cosa però è certa il numero quattro sembra diventare una regola al Lido in quanto partecipazione dei film italiani in concorso. Quattro erano l'anno scorso e quattro sono quest'anno. Ed esattamente, a parte il già citato esordiente Ascanio Celestini, ci sarà a correre per il Leone d'oro in questa 67/ma edizione del Festival di Venezia: Martone ('Noi credevamò), Saverio Costanzo ('La solitudine dei numeri primì) e Carlo Mazzacurati ('La passioné).

MUELLER, MOSTRA-LABORATORIO CON TANTE ANIME
di Alessandra Magliaro

Prototipi, film sperimentali, grandi maestri al documentario (come Tornatore che omaggia Lombardo e la Titanus) e una generazione di giovani registi che affolla un concorso internazionale con età media di 47 anni ossia un record, autori che scavalcano steccati, generi e filoni: è la 67/a Mostra del cinema di Venezia (1-11 settembre) presentata oggi dal direttore Marco Mueller. In un mondo dinamico, sincopato e senza una direzione unica il cinema che raccoglie la Mostra d'arte internazionale è quello, per vocazione e per attualità, dello 'spirito dei tempi'. "Una mostra a tre anime - spiega Mueller - contraddittoria, fedele alla dicitura di internazionale d'arte, che non separa autore e industria ". Ecco così un cartellone monstre che fa man bassa di italiani (41 in tutto, verrebbe da dire solo Avati é rimasto fuori) e fa slalom tra il concorso certamente di prestigio, il fuori concorso quest'anno infinito, l'ancor più sperimentale Orizzonti e il Controcampo italiano. Non c'é un percorso unico e tranne il più rigoroso concorso con 23 titoli, compreso uno a sorpresa (The Tourist di Florian Henckel von Donnersmarck? Porterebbe al Lido le superstar Angelina Jolie e Johnny Depp, o Tree of life di Terrence Malick con Sean Penn e Brad Pitt? In entrambi i casi è lecito sperare) tutto ha molto di magmatico. "Non abbiamo voluto svecchiare la mostra", ribadisce Mueller, ma certamente inserirla in quel contemporaneo "che documenta il 'visivo' odierno in tutti i suoi stati e sollecita uno sguardo vigile e appassionato".

Una "mostra-laboratorio", l'ha chiamata Mueller. Nel concorso che si aprirà alla grande con Black Swan del geniale Darren Aronofsky con Natalie Portman, già ribattezzato il thriller lesbo, oltre ai quattro italiani di grande interesse - Costanzo, Celestini, Martone, Mazzacurati - hanno trovato tra gli altri spazio l'atteso Somewhere di Sofia Coppola che torna con una storia di vuoti affettivi; il francese Happy Few di Antony Cordier, storia di due coppie e dei loro fragili sentimenti; il ritorno dopo lungo silenzio del regista di culto (anche per Tarantino, presidente di giuria) Monte Hellman con il noir Road to Nowhere con Dominique Swain; Pablo Larrain con Post Mortem, storia d'amore ambientata nel Cile del golpe del '73; La versione di Barney di Richard J. Lewis con Dustin Hoffman e Paul Giamatti; il nuovo Kechiche (Cous Cous) con Venus Noire; l'altro francese (il terzo) Ozon con Potiche e la coppia Depardieu-Deneuve; Alex de la Iglesia con la Balada Triste de Trompeta con Carmen Maura che riporterà ai drammi della guerra civile spagnola; l'atteso Miral dell'eclettico Julian Schnabel con Freida Pinto, dal libro di Rula Jebreal che racconta l'anima lacerata dei giovani palestinesi; Attenberg della giovane greca adottata dagli americani Athina Rachel Tsangari, il triangolo amoroso Drei di Tom Tykwer e un terzetto asiatico e cinefilo con Miike Takashi, Tran Anh Hung e Tsui Hark. Nella vastità del fuori concorso tra la serata d'apertura-omaggio a Bruce Lee (Legend of the Fist: The return of Chen Zhen di Andrew Lau), l'adrenalico Robert Rodriguez con il film di apertura Machete e la chiusura sulla carta più classica con The tempest di Julie Taymor e Helen Mirren 'Prospera' c'é un quantità imprecisata di proposte tra le più varie: dall'opera seconda di Ben Affleck (The Town) al fratello Casey che documenta l'anno perduto di Joaquin Phoenix, Marco Bellocchio con un cast familiare per Sorelle mai, il film su e con Ligabue, l'omaggio a Dante Ferretti, quello di Tornatore a Lombardo, il restaurato The Last Movie per ricordare Dennis Hopper, un 3d italiano firmato Nadia Ranocchi e David Zamagni, naturalmente il Vallanzasca di Michele Placido, un Turturro napoletano, un romantico Scorsese con A letter to Elia (Kazan) e asiatici vari a pioggia.

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