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Addio a Lelio Luttazzi, re dello swing italiano

Un flusso continuo di persone, tra cittadini e conoscenti, dalle nove di stamani sta rendendo omaggio al maestro

24 giugno, 13:54
Lelio Luttazzi
Lelio Luttazzi
Addio a Lelio Luttazzi, re dello swing italiano

TRIESTE  - In fila, in silenzio, per l'ultimo saluto al 'mulo' Lelio: circa duemila triestini hanno affollato la sala del Consiglio comunale dove è stata allestita la camera ardente del maestro e compositore Lelio Luttazzi, morto nella notte tra mercoledì e giovedì.

La camera ardente, con la moglie Rossana e la figlia Donatella, nata dal primo matrimonio, è stata aperta alle nove e, qualche minuto dopo mezzogiorno, la salma di Luttazzi è stata portata fuori dal Comune, fra gli applausi delle persone che l'attendevano sulla piazza dell'Unità d'Italia, per essere trasferita al cimitero della città. Qui resterà qualche giorno in attesa della cremazione, dopo la quale, per sua esplicita volontà, le ceneri saranno sparse nel mare del golfo di Trieste.

Dopo l'omaggio che il mondo dello spettacolo italiano ha dato nei giorni scorsi al maestro triestino in maniera unanime, oggi é stata la volta della gente, dei suoi concittadini, quelli per i quali Luttazzi era un amico e conoscente non solo per le sue canzoni, ma per un qualche particolare, più o meno importante, condiviso in quella che Luttazzi ha sempre considerato la sua città, dove era nato 87 anni e dove è tornato, nel 2009, per finire i suoi giorni. "Era una persona meravigliosa, ho visto tutte le sue trasmissioni", dice con orgoglio Marianna Perla, che racconta di esser andata a lezione, negli anni Cinquanta, dalla madre di Luttazzi.

"Nel 1945, finita la guerra - ricorda invece Giorgio Benvenuto - io avevo 15 anni, lui era più vecchio di me. Ma tutti ci conoscevamo. Lui suonava nei locali della città e ancora oggi, io, con tutti miei amici, lo chiamo 'mulo de contrada'. Era un fratello - conclude Benvenuto - che voleva bene a Trieste". Mario Xicovich racconta di aver vissuto un pezzo di storia con Luttazzi. "Eravamo assieme nella 41.ma batteria alpina, dal novembre 1944 al maggio 1945, a Fiume", ricorda lucidamente. In batteria c'erano circa 150 soldati: per molti di loro tornare in Italia fu difficile, presi dal tiro incrociato delle truppe slave e dei partigiani, quando Trieste era già libera ma Fiume non lo era ancora. Xicovich, con commozione, ricorda anche un momento di gioia.

"Era il Natale del 1944, eravamo bloccati a Fiume. Però in qualche modo trovammo un pianoforte e una fisarmonica, qualcuno tirò fuori delle bottiglie di vino, e lui, Lelio, con la grazia e la semplicità che lo avrebbero poi reso famoso, suonò per noi". Il ricordo e la musica di Luttazzi non si separeranno da Trieste neanche dopo la morte del maestro. Per volontà della moglie Rossana e l'impegno del sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza, infatti, nascerà una fondazione dedicata a Luttazzi. "La moglie - ha detto Dipiazza - presenterà un progetto, che studieremo per realizzare una fondazione o qualcosa di simile. Non bisogna lasciar passare il tempo ma in questo momento in cui tutta la città lo abbraccia, cominciare a lavorare per continuare a ricordarlo e onorarlo".

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