Ac/Dc in Italia, sold out al Friuli
Unica tappa italiana della band australiana, in delirio 47 mila fan a Udine
20 maggio, 13:18Correlati
UDINE - E' stato un vero e proprio delirio per 47.000 fan ieri sera, a Udine, nell'unica tappa italiana degli AC/DC, mito vivente del rock and roll mondiale, nonnetti imbolsiti sulla carta d'identità ma satanassi scatenati sul palco dello stadio Friuli, esaurito da quattro mesi fino all'inverosimile. Neppure i rintocchi delle 'campane infernali', cupi e inquietanti, stasera sono riusciti a raggelare i bollori di migliaia di fan: il simbolo degli Ac-Dc ha scatemato emozioni ad alto voltaggio insieme alle consuete fiammate di rabbia divertita che, da ormai sei lustri, dipingono con foga peripezie alcoliche, divertenti avventure sessuali, macchine e tatuaggi. Gli Young Brothers, per nulla imborghesiti nonostante gli oltre 200 milioni di album venduti, hanno regalato ai 47.000 del Friuli (circa metà venuti da Austria, Germania, Slovenia e resto d' Europa) il solito impatto frontale ad alta intensità emotiva e fragoroso impatto sonoro. Puro e semplice 'hard rock and roll'', un marchio di fabbrica che gli inguaribili scavezzacolli inglesi, ma australiani d'adozione, hanno scatenato senza freni inibitori. Le altre certezze erano quelle di un drumming vigoroso, un basso impietoso e riff chitarristici da 'hall of fame' e sono state tutte mantenute. E' stato un 'sold out' da record, costante assoluta di un 'Black Ice World Tour' spettacolare ma non plastificato: solo qualche fronzolo ruffiano e nessuna raffinatezza. La scaletta (gli stessi 19 pezzi della seconda serata milanese 2009, trionfale ritorno in Italia dopo otto anni) ha regalato i soliti 'classiconi' sapientemente mescolati ai punti di forza del recente 'Black Ice' in un tripudio di coppolette (omaggio a Johnson), pantaloncini e cravattine slegate da scolaretto (tributo al luciferino Angus), cornetti rossi luminosi e toppini striminziti da bikers-girl. L'esordio è stato affidato con puntualità elvetica a un esilarante cartone animato in scena su un megaschermo e, quando sul palco ha fatto iruzione la locomotiva di un treno in corsa, é cominciato il delirio con l'ormai collaudato riff di "Rock and roll train" e Angus in completino di velluto blu con cravatta Regimental da studentello scapestrato fuori corso. Si è andati avanti con "Hell ain't a bad place to be" e la classicissima "Back in black": la macchina è oliata e fila dritta (anche troppo, forse) e volano via anche "Big Jack" e "Dirty deeds done dirt cheap" con i quattro filibustieri all'arrembaggio: Johnson è un tipaccio classe 1947 con il vocione ma anche il preciso Cliff Williams, al basso, non scherza. E se Malcom (immobile ma sempre al servizio della squadra) sembra la versione pingue di Iggy Pop, Phill Rudd alla grancassa pesta che è un piacere. Nei 157,5 centimetri tarantolati di Angus c'é invece qualcosa di morbosamente infantile mentre piroetta come una pallina da flipper e le sue scorribande a suon di "duck walk" (il "passo dell'anatra" ideato da Chuck Berry) si susseguono isteriche con la chierica bianca impietosamente in evidenza sotto litri di sudore. Quando una campana da una tonnellata e mezza scende al centro del palco con Johnson a fare da batacchio per i rintocchi funebri in memoria di Bon Scott è il momento di "Hell's bells" fino ad arrivare a "Let there be rock" con i 15' di assolo lancinante e sconclusionato dello scapestrato tappetto a torso nudo, sollevato da una pedana dove si lascia cadere ruotando su se stesso come le pale di un frullatore. Fine dei giochi? Neppure per sogno! I martelli pneumatici tornano subito a pestare per i bis programmati: "Highway to hell" e il macabro epilogo di "For those about to rock" con sei cannoni che chiudono le ostilità dopo due ore spaccate di concerto che fanno felici i fan, gli organizzatori e la TurismoFVG che ha sostenuto l'evento con l'iniziativa Music&Live e che per due giorni ha visto 'sold out' oltre allo stadio, tutti gli alberghi intorno a Udine.







