Per la prima volta meno melassa in canzoni big
Spicca Irene Grandi, bel ritorno Ruggeri e ironia Cristicchi
09 febbraio, 15:41
ROMA - La prima novita' musicale delle canzoni in gara al festival di Sanremo nel girone ''artisti'' (una volta si chiamavano big) e' che non c'e' l'effetto melassa. Rispetto al passato i pezzi sono piu' mossi, non si punta piu' solo al ritornello mentre gli arrangiatori hanno capito che i brani vanno scritti pensando all'orchestra dell'Ariston che quest' anno con il suo voto influira' sul risultato finale. In realta' la categoria artisti andrebbe suddivisa ulteriormente almeno in due: le canzoni e ''I casi''. A quest'ultima appartengono Povia e il trio formato da Pupo, il principe Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. Povia ormai esiste solo al festival e sembra che Sanremo non possa fare a meno delle sue provocazioni che fanno rumore all'Ariston e poi, per fortuna scompaiono. L'anno scorso il gay che tornava etero, quest'anno addirittura la vicenda Englaro (per fortuna almeno il nome di Eluana non c'e' nel testo) secondo le regole del cantautorato semi rap.
Pupo invece si e' unito al principe Savoia puntando sulla popolarita' di quest'ultimo da stella del ballo made by Carlucci e scommettendo sul voto delle giurie popolari: ''Italia amore mio'' e' tutta nel titolo, una canzone d'altri tempi che sara' la gioia dei comici. Poi ci sono le canzoni. Su tutte spicca ''La cometa di Halley'' di Irene Grandi, scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle, cantabilissima, un pop modernissimo con echi di Battiato, sicura erede di ''Brucia la citta''' (che Pippo Baudo scarto' clamorosamente nel 2007). Un bel ritorno e' quello di Enrico Ruggeri di nuovo rockettaro che con ''La notte delle fate'' che conferma di essere un autore che sa raccontare l'universo femminile.
La piu' divertente e' ''Meno male'' di Simone Cristicchi, tornato all'ironia dei suoi esordi con testo che scherza su Carla bruni e Sarkozy e cita affettuosamente il Papa Wojtila di ''se sbaglio mi corigerete'', la piu' chic e' ''Ricomincio da qui'' di Malika Ayane, che conferma tutto il suo talento. Arisa, con un nuovo look, ripercorre la strada di ''Sincerita''' anche se ''Malamoreno'' sembra meno accattivante del brano che ha vinto la scorsa edizione.
Irene Fornaciari torna insieme ai Nomadi con un brano ''d'amor giovanile'' scritto da papa' Zucchero, Fabrizio Moro con ''Non e' una canzone'' rilegge in chiave reggae il suo recitar cantando, I Sonohra rappresentano il rock per teen ager con ''Baby'' che sembra uscita dal Bignami della ballad.
A rappresentare il dialetto c'e' solo Nino D'Angelo con ''Jammo Ja'': ormai da tempo Nino ha trovato una sua strada tra Napoli e la world music e un suo preciso percorso artistico. Toto Cutugno occupa la casella dei ''classic'', rappresenta la storia del festival quando Sanremo era ancora ''lo specchio dell'Italia''.
Infine l'inevitabile ondata talent show. Escluso Morgan che che avrebbe dovuto portare il pezzo ''La sera''. Della pattuglia dei talent boys la piu' convincente e' Noemi, che ha assimilato bene la lezione di Fiorella Mannoia come dimostra ''Per tutta la vita''. Marco Mengoni, vincitore di X Factor, ha uno di quei pezzi ''sanremesi'' che sembravano un'abitudine dimenticata: ''saro' lupo e rondine per gli occhi tuoi'' e' un verso che un ragazzo non dovrebbe cantare. Se non si sapesse che Valerio Scanu e' un ex di ''Amici'', dalla sua canzone ''Per tutte le volte che'' si potrebbe pensare che e' coetaneo di Cutugno.







