Basaglia e i suoi matti in prime time
La miniserie sul disagio mentale domenica e lunedi' su Raiuno
05 febbraio, 18:17
di Alessandra Magliaro
ROMA - I bagni freddi, la 'scuffia' con il lenzuolo sopra la testa quasi a soffocare e poi l'elettrochoc: mentre Marco Turco a Trieste girava C'era una volta la città dei matti, nei luoghi e nelle strutture vere di quella che sembrava negli anni '70 l'utopia di Franco Basaglia, ossia chiudere i manicomi e restituire alla città i malati come persone, c'é stato chi, ex paziente e in quel caso comparsa, è svenuto sul set.
Spiazzante, choccante, soprattutto coraggiosa, la miniserie sul disagio mentale e il percorso di Basaglia e dei suoi per scardinare la logica dei manicomi, irrompe in prima serata nel palinsesto di Raiuno domenica e lunedì. Emozionerà, farà piangere e forse discutere su quella che è stata in Italia, prima e ancora unica in Europa, una rivoluzione: includere nella società il diverso, un percorso, anche quello della legge 180 a 30 anni di distanza in parte compiere ma da cui fortunatamente non si può prescindere.
Il film, interpretato da 93 attori (e molti ex pazienti) capitanati da Fabrizio Gifuni carismatico Basaglia, "se non fosse stato per Fabrizio Del Noce - ha detto la battagliera produttrice Claudia Mori - forse non sarebbe andato in onda".
E si capisce perché: la malattia mentale non arriva neanche nelle inchieste di Raitre, figuriamoci in una fiction di Raiuno che ha abituato lo spettatore, non senza eccezioni, a storie edulcorate e consolatorie. Ne aveva paura la figlia del grande psichiatra 'filosofo', Alberta, vice presidente della fondazione intitolata ai genitori Franca Ongaro e Franco Basaglia che in un primo tempo aveva ostacolato il progetto e che oggi ha detto "di aver ritrovato" il padre nell'interpretazione di Gifuni. E ne avevano paura i 'basagliani' come Peppe Dell'Acqua, direttore del dipartimento di salute mentale a Trieste e consulente del film, temendo di non vedere restituita la verità della vicenda su "una materia incandescente ancora oggi ogni volta che si parla di sicurezza in questo paese".
"Non c'é niente di più rischioso di mettere in scena la malattia mentale", ha detto il direttore di Rai Fiction Del Noce. Ma è proprio la sincerità del film, l'impegno degli autori Alessandro Sermoneta, Katja Colja e Elena Bucaccio con Marco Turco, di non fare una fiction 'santino' su Basaglia, ma mostrarne le luci e le ombre a risaltare. C'era una volta la città dei matti è un film duro, angoscioso e in cui, a parte Vittoria Puccini che interpreta una ragazza ribelle rinchiusa nell'incubo del manicomio come si usava talvolta all'epoca, non c'é spazio per la bellezza estetica ma solo per quella poetica di pazienti liberati e considerati esseri umani. "Come attore sento molto il senso di responsabilità che c'é nell'interpretare una persona realmente esistita, ma questa volta sono molto orgoglioso del viaggio nella diversità che questo film mi ha costretto a fare", ha detto Gifuni per il quale era importante che il film "sottolineasse la figura straordinaria e eccezionale di Basaglia, ma non avvalorasse il falso che un uomo da solo può cambiare le cose".
Marco Turco, che venerdì prossimo sarà a Trieste per la proiezione pubblica nell'ambito del convegno sulla salute mentale, ha parlato delle tante storie vere di quegli anni sintetizzate nei personaggi. "Molto in questa fiction è vero - ha detto - i luoghi, persino i letti e le lenzuola".







