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Venezia: Rosi, Leone inaspettato

La gioia di Elena Cotta FOTO

08 settembre, 08:57
Gianfranco Rosi bacia la figlia Gianfranco Rosi bacia la figlia
Venezia: Rosi, Leone inaspettato

dell'inviata Alessandra Magliaro

La gioia vera, quella del premio tanto grande da non osare neppure pensarlo, quasi una paralisi mano mano che si annunciano gli altri premi e le possibilità di quello 'impronunciabile' in proporzione salgono. Poi l'annuncio del presidente della giuria di Venezia 70 Bernardo Bertolucci: il Leone d'oro va a...Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Il regista sale sul palco, bacia le mani, s'inchina al maestro e poi va a baciare uno ad uno i giurati. ''Non me l'aspettavo davvero'', continuerà a dire mentre la platea della Sala Grande si svuota. La sorpresa per una volta è riuscita. ''Non mi aspettavo un premio, ad un film documentario poi, era già un grande risultato arrivare al concorso e per questo devo ringraziare il direttore Barbera che ha avuto fiducia. Finalmente - dice tra gli applausi - il documentario si confronta con la finzione, finalmente il documentario è cinema''. Gianfranco Rosi sente di dovere a Bertolucci tanta della gioia inaspettata che sta provando: ''solo un cineasta rivoluzionario come lui poteva dare a questo film un premio così grande''.

Il Leone d'oro Rosi sente di dover condividerlo con le persone reali, ''che spesso neppure sapevano di finire in un film'', che gli hanno permesso per tre lunghi anni ''di entrare così generosamente nelle loro vite''. Persone che gli hanno fatto amare Roma come non sospettava. Il regista è nato ad Asmara e durante la guerra tra Etiopia ed Eritrea ad appena 13 anni venne portato in salvo in Italia in un aereo militare, da solo, i genitori rimasti lì. E così è cresciuto un po' apolide, tra Roma e Istanbul per arrivare a 20 anni a New York a fare l'università. Il passaporto è doppio, ''ringrazio la mia ex moglie che mi ha convinto ad accettare questo film, volevo lasciare Roma e invece ho cominciato ad amarla anche se parlando di raccordo anulare è un po' un controsenso''. In platea l'ex moglie Anna tiene per mano la figlia adolescente Emma, felici entrambi. ''Ho convinto Gianfranco che questo film avrebbe potuto farlo amare agli italiani'', dice la donna ricordando il precedente apprezzato documentario Below sea level ambientato in Usa.

Nessuno di quelle persone che compongono il mosaico umano di Sacro GRA è presente stasera: il nobile piemontese, l'anguillaro di Ponte di ferro, l'infermiere dell'ambulanza, i travestiti, leggeranno sui giornali domani di essere finiti in prima pagina. Accanto all'emozione paralizzata di Rosi quella di Elena Cotta, 82 anni e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile da baciare tra le mani. E' la coprotagonista di Via Castellana Bandiera di Emma Dante e riesce, a dispetto dell'età, a mantenere il ciglio asciutto e l'ironia pronta. In platea il marito, attore anche lui, Carlo Alighiero invece si commuove quando lei dal palco lo ringrazia e dice al microfono che in questi giorni ha festeggiato le nozze di diamante, 60 anni, e certo non sono da tutti. Ringrazia tutti, regista, produttori, distributori, ''senza di loro non sarei qui e sarebbe stato un peccato'', dice fiera del premio.

Il regista greco Alexandros Avranas e il suo attore protagonista, il nonno-orco Themis Panou, sono applauditi per i riconoscimenti al film choc sulla pedofilia e l'incesto Miss Violence - leone d'argento e coppa Volpi maschile - ma non riescono a dire altro. Il terzo film premiato, Jiaoyou (Stray Dogs), Gran premio della giuria porta sul palco Tsai Ming Liang. Belle le sue parole: ''è un film molto lento, sempre più lento, ringrazio la giuria - ha detto il regista il taiwanese-malese - per essersi fermata ad apprezzare il mio film e il pubblico di Venezia che ha rallentato i passi''.

Carlo Verdone venuto a consegnare il premio Leone del futuro 'Luigi De Laurentiis' alla migliore opera prima - andato al coraggioso documentario White Shadow di Noaz Desh - sembra emozionato anche lui, gira tra le mani il cartello con scritto i 100 mila dollari che la Filmauro dona a regista e produttore vincenti - si sente ''il signor Bonaventura'' e al regista dice ''sono premi che fanno comodo'' e non resiste a salutare la statuaria madrina Eva Riccobono: ''ti ho lanciata io'', era Grande grosso e Verdone. Resta la curiosità, cosa avrà voluto dire il regista di Eastern Boys, Robin Campillo quando ritirando il premio di Orizzonti per il miglior film lo ha dedicato ''a mio figlio che ha due padri e due madri checchè ne dica la legge''. L'ovazione, standing ovation a Bertolucci, la compassata emozione del timido Uberto Pasolini (premio Orizzonti per la migliore regia), le parole di conferma del presidente della Biennale Paolo Baratta al ''coraggioso'' direttore Alberto Barbera restano nella cerimonia di chiusura di Venezia 70. Assenti i personaggi da struscio di cerimonie, red carpet, dirette televisive e anche i politici: una festa di cinema, ed è meglio così.

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