Orco Cleveland confessa torture
Lo dice la Cnn. Intervista alla figlia: 'Non siamo una famiglia di mostri'
10 maggio, 17:33
Chiederà la pena di morte per Ariel Castro il procuratore incaricato della pubblica accusa contro il mostro di Cleveland. L'uomo starebbe confessando gran parte dei reati contestatigli. Secondo gli ultimi dettagli che sta fornendo alla polizia, Castro creò una camera della tortura a casa sua, che per dieci anni è stata una prigione privata nel cuore della città. Intanto Ariel Castro starebbe confessando gran parte dei reati contestati dal procuratore, sulla base delle indicazioni fornite nelle ultime ore dalle sue vittime, ormai libere. Lo rende noto la Cnn, citando fonti inquirenti.
Il test del Dna ha confermato che Ariel Castro, l'orco di Cleveland, è il padre della bimba di sei anni trovata nella sua casa insieme alle tre ragazze rapite. Lo ha detto il procuratore generale dell'Ohio. Castro è il padre della bimba di sei anni nata in prigionia e figlia di una delle vittime, Amanda Berry, rapite dieci anni fa", afferma il procuratore generale dell'Ohio, Mike Dewine, in una nota
"Non siamo una famiglia di mostri": così la figlia di Ariel Castro, l'orco di Cleveland, prende le distanze dal padre in una intervista esclusiva alla Cnn. "Non abbiamo mai visto in casa segni che ci potessero far pensare a quanto stava accadento", ha aggiunto la donna, sottolineando di provare "grande pena e tristezza". "Per me è morto: è il criminale più cattivo, vile e demoniaco che esista. Non voglio più vederlo in vita mia", Così Angie Gregg, figlia di Ariel Castro, il 'mostro' di Cleveland parla del padre alla Cnn. "In passato ho conosciuto un uomo gentile e amichevole. Ma ora - aggiunge la ragazza - non ci saranno più visite, né telefonate. Lui non potrà essere mai più mio padre, non posso accettarlo".
Quando ha saputo la notizia del rapimento delle tre ragazze, spiega che avrebbe "voluto morire". Lei assieme al marito, in questo decennio, è stata spesso ospite nella casa degli orrori, ma purtroppo non ha mai avuto alcun sospetto: "Abbiamo mangiato, ascoltato musica. Papà è sempre apparso rilassato, divergente, non ci ha mai messo fretta perché andassimo via". Poi ricorda alcuni dettagli, che ora, alla luce dei fatti, assumono grande significato, ma che all'epoca erano del tutto banali : "Una volta gli chiesi se potevo andare su, a vedere la mia cameretta di quando ero piccola. Ma lui mi disse che era meglio di no perché era piena di sporcizia, in totale disordine". Quindi, Angie sottolinea come non volesse mai rimanere a dormire fuori: "Magari veniva a trovarci molto presto, per poi tornare a casa sua entro la sera". Poi un aneddoto riguardante la figlia sua e di Amanda. "Un giorno mi fece vedere la foto della bimba scattata sul cellulare. Io dissi che sembrava Emily, sua sorella, da piccola. Quindi insistetti dicendo se fosse sua. Ma lui mi ripeteva che era la figlia della sua ragazza con un altro uomo. Io non ci credetti, al massimo pensai che si trattasse di una figlia illegittima. Ma non potevo immaginare quale fosse la verità".







