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Vincenzo Nibali, lo 'squalo' in rosa

E' suo il Giro d'Italia 2013

23 luglio, 23:03

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Vincenzo Nibali, lo 'squalo' in rosa

dell'inviato Adolfo Fantaccini

La maglia rosa l'aveva assaporata già nel 2010, dopo la cronosquadre vinta dalla 'sua' ex squadra, la Liquigas. Per uno strano scherzo del destino l'aveva sfilata ad Aleksandr Vinokurov, oggi team manager dell'Astana, il suo attuale team, che gli ha permesso di "coronare il sogno di una vita", come il messinese stesso ha ammesso. Il giorno del trionfo per 'Enzino' Nibali da Messina si è consumato in un fresco pomeriggio bresciano, 2 mila chilometri più a nord dalla città dove è nato, davanti agli occhi gonfi di lacrime della moglie Rachele, di papà Salvatore e mamma Giovanna Romano ("mio nonno Vincenzo non c'é, perché la strada per arrivare qui è lunga da Messina"). "Chi l'avrebbe mai detto? Io che vinco il Giro d'Italia. Ero talmente emozionato che non riuscivo a cantare l'inno nazionale. Per fortuna c'era mio cugino sotto il palco e io l'ho seguito". Lo stesso cugino Giuseppe Bongiovanni che un giorno gli prestò la Vespa per 'volare' verso il santuario di Tindari, un centinaio di km da Messina, fra andata e ritorno, e fare una promessa alla Madonna nera: "Ti porterò la maglia rosa".

Un atto di devozione che lo ha fatto diventare ancora più forte. Lo 'Squalo dello Stretto', tornando a casa, aveva poi confidato al padre Salvatore: "Sai, la Madonna mi ha chiesto di vincere il Giro". Successivamente suo padre lo avrebbe visto sfrecciare a 45 orari, con il vento contrario, nei pressi di Villafranca Tirrena, su un tratto della costa tirrenica molto difficile anche per i cronomen più competitivi. In quella circostanza, Enzino capì che avrebbe potuto vincere anche una grande corsa a tappe. Nibali ha costruito la propria vittoria giorno dopo giorno, preparandosi bene, studiando gli avversari come i percorsi, dopo mesi e mesi di ritiri. Chilometri passati a pedalare. "Non vedevo mia moglie da chissà quanto tempo; penso a chiudere nel migliore dei modi il Giro, poi mi prenderò una vacanza", ha detto qualche giorno fa. Nibali ha cercato anche di mettere a fuoco i propri limiti, per diventare invincibile e acquisire la sicurezza degli audaci. Il nuovo eroe del ciclismo italiano, che ambisce a seguire le orme di Felice Gimondi, vittorioso nelle tre grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta, al messinese sono già riusciti il primo e il terzo exploit), ha stravinto la corsa rosa, suggellandola con le imprese nella cronoscalata Mori-Polsa e, ieri, sulle Tre Cime di Lavaredo. Il Giro di Nibali è stato strategicamente perfetto, la sua condotta di gara intelligente, sicura. La sua vittoria rappresenta qualcosa di prezioso per un ciclismo in cerca di nuovi eroi dalla faccia pulita. Non eroi per caso, ma uomini veri. Onesti.

A casa Nibali, in quel di Messina, c'é la foto di Enzino su un triciclo e suo nonno la mostra con orgoglio, vantandosi di averglielo regalato lui. Sua sorella Carmen gli sta regalando un altro nipotino. "Quello sarà un altro traguardo importante, un trofeo meraviglioso", confessa la nuova maglia rosa. "Intanto, mi godo questo di trofeo, che è bellissimo, ma anche molto pesante - confessa -. Lo ripeto: non ci sono parole per descrivere la mia gioia. Oggi ho vissuto un'emozione unica per 200 km, per me c'é stato un bagno di folla, davvero indescrivibile. Domani festeggerò assieme a tutta la famiglia, poi mi riposerò". "Con un Nibali così era impossibile andare oltre - ha detto Cadel Evans, terzo in classifica -. Adesso andrò Tour, che è l'obiettivo della mia squadra, la Bmc". Mark Cavendish ringrazia ancora una volta i compagni: "Sono stati come sempre bravissimi, ho fatto uno sprint incredibile, ma è andata bene. Sono contento di avere indossato la maglia rossa della classifica a punti. La tappa di Cherasco è tra le cinque affermazioni più importanti della mia carriera".

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