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Garlasco, la sentenza slitta al 17 aprile

La madre della ragazza: 'Chiara ha bisogno di verità'

06 aprile, 12:48
Alberto Stasi all'uscita dal palazzo della Cassazione Alberto Stasi all'uscita dal palazzo della Cassazione
Garlasco, la sentenza slitta al 17 aprile

Slitta al 17 aprile il verdetto della Corte di Cassazione per l'omicidio di Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. La decisione è stata presa dal presidente della I Sezione penale Paolo Bardovagni prima di dare la parola al relatore Angela Tardio. La Corte d'assise d'appello di Milano,  il 6 dicembre 2011, ha assolto Alberto Stasi. 

L'udienza si è conclusa con la relazione, di oltre due ore e mezza, che ha ricostruito le fasi processuali e i motivi di ricorso contro l'assoluzione di Alberto Stasi avanzati dalla Procura generale di Milano e dalle parti civili, i familiari di Chiara Poggi. Secondo il legale dell'imputato Gianluigi Tizzoni il rinvio dell'udienza con le richieste del procuratore generale e le arringhe delle parti è dovuto semplicemente al fatto che oggi la prima sezione penale avesse in calendario "troppe cause". Secondo il difensore di Stasi, il professore Angelo Giarda "la relazione è stata molto precisa e oggettiva e in questi giorni la corte avrà la possibilità di esaminare le 270 pagine di memoria presentate". "Alberto - ha concluso Giarda - di certo non è sereno, ma non solo per il rinvio di oggi".

"Spero che i giudici capiscano che Chiara ha bisogno di verità", ha detto la mamma di Chiara Poggi a Tgcom24. Giuseppe e Rita Poggi hanno nuovamente chiesto, tra l'altro, un esame, mai effettuato su un capello castano e corto trovato nel palmo della mano sinistra della giovane. Si tratta di un esame sofisticato ma non costoso con cui, secondo la parte civile, è possibile individuare il Dna mitocondriale e avere una chance in più per rintracciare l'omicida. Stessa istanza riguarda i frammenti più piccoli delle unghie della giovane vittima.

Dunque la speranza dei Poggi è che la Cassazione annulli la sentenza con cui più di un anno fa Stasi è stato assolto in appello e dispongano questo particolare accertamento - peraltro uguale a quello in corso nel caso dell'omicidio di Yara Gambirasio - che non venne eseguito durante le indagini preliminari "a causa di una banale dimenticanza". Una lacuna da colmare, che, a dire della parte civile, non è la sola: la prima riguarda la bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi (quella di cui parlò nella sua testimonianza la signora Franca Bermani) mai acquista; l'altra riguarda invece l'incompletezza del cosiddetto esame della 'camminata' eseguito per capire come Alberto sia riuscito a non sporcare di sangue la suola delle scarpe quando entrò nella villettà e trovò il corpo senza vita di Chiara. Due capitoli questi che rientrano nella richiesta di riapertura del caso da parte dei Poggi.

Riapertura del caso che per la difesa è "inammissibile e infondata" così come ritiene in generale infondati e inammissibili i ricorsi di parte civile e pg confutati punto per punto in una corposa memoria firmata dal pool di legali coordinati dal prof. Angelo Giarda. Oltre a sostenere che non è da escludere l'ipotesi che l'assassino fosse un estraneo anche perché "agli atti è emersa la prova della presenza di un soggetto che non è Stasi in orario compatibile a quello dell'aggressione", nel documento si ribadisce che le indagini sono state monodirezionali ed hanno trascurato ogni pista "alternativa" e si sottolinea che la bicicletta nera da donna non va sequestrata perché "non corrispondeva a quella usata" dal killer. In più, come è stato riferito, l'accertamento per estrarre il Dna mitocondriale dal capello castano e biondo non è necessario e non porterebbe a nulla e comunque, ad avviso dei difensori, può essere effettuato quando sarà definitivamente calato il sipario sul processo.

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