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Ilva: futuro incerto tra inchieste e risanamento

Nel 2014 processo, piani ambiente e industria. Aumentera' capitale?

22 gennaio, 10:59
I manifestanti che partecipavano all'assemblea pubblica dell'Ilva in piazza Immacolata a Taranto in una foto d'archivio I manifestanti che partecipavano all'assemblea pubblica dell'Ilva in piazza Immacolata a Taranto in una foto d'archivio
Ilva: futuro incerto tra inchieste e risanamento

di Paolo Melchiorre

Le speranze della citta' sono riposte in un piano ambientale che dia certezze sul risanamento dell'Ilva e la bonifica del territorio, e in un piano industriale che rilanci sul piano produttivo ed economico il colosso dell'acciaio. I timori sono motivati da un'inchiesta giudiziaria che, nel 2014, arrivera' alla sua fase cruciale con l'udienza preliminare e il prevedibile processo. Taranto si lascia alle spalle un altro anno terribile nella sua storia che la lega indissolubilmente all'Ilva. Il 2013 e' stato l'anno della chiusura dell'inchiesta della Procura ionica, nata poco piu' di tre anni fa dopo una serie di esposti provenienti per lo piu' dal quartiere Tamburi, quello a ridosso del Siderurgico.

Resta uno stralcio di indagine legata all'utilizzo delle discariche e dell'acqua da parte della fabbrica. Inchiesta chiusa (30 ottobre) con 53 indagati (50 persone fisiche e tre societa') e con il 'botto' dell'avviso di garanzia notificato anche al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata per presunte pressioni sul direttore generale dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, nonche' ad assessori ed ex assessori, a consiglieri e funzionari regionali. Non che da gennaio non fosse accaduto nulla, anzi.

A gennaio il vice presidente di Riva Fire, Fabio Riva, indagato e latitante, viene rintracciato a Londra. La sua estradizione e' ancora in alto mare dopo quasi un anno. Ad aprile la Corte Costituzionale rigetta i ricorsi di legittimita' sulla legge 231/2012, che autorizza l'Ilva a produrre e commercializzare la merce pur con gli impianti dell'area a caldo sotto sequestro. A maggio c'e' un'altra serie di arresti che porta in carcere, tra gli altri, il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, accusato di concussione per induzione in relazione ad alcune autorizzazioni. A maggio il gip del tribunale Patrizia Todisco dispone il sequestro di beni del gruppo Riva, per equivalente sino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro, ritenuta la somma risparmiata dalla proprieta' dell'Ilva dal 1995 ad oggi non adeguando gli impianti alla normativa ambientale.

Decisione che scatenera' la reazione dei Riva, con la chiusura di alcuni stabilimenti collegati a Taranto nel nord Italia. Ma il 20 dicembre la Cassazione, accogliendo i ricorsi della Proprieta', ha annullato il sequestro mentre il governo, con un decreto legge, dieci giorni prima aveva di fatto svincolato le somme sequestrate (in concreto, due miliardi di euro). Da giugno, peraltro, la proprieta' dell'Ilva e' 'congelata': c'e' un commissario straordinario, Enrico Bondi, che governa tutto, mentre a settembre, un mese prima della chiusura dell'inchiesta, c'e' stata l'ultima ondata di arresti che ha riguardato i 'fiduciari' dei Riva, quelli che, per la Procura, costituivano il 'governo-ombra' del Siderurgico pur non essendo dipendenti Ilva. Bondi ha l'ingrato compito di attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) imposte nell'autunno 2012. Ingrato perche' i lavori vanno avanti a rilento (per il 2014 sono previsti 600-700 milioni di investimenti) e nei giorni scorsi il commissario Ilva ha battuto cassa alla porta della proprieta'.

''Credo che sarebbe molto conveniente - ha detto in audizione alla commissione Ambiente della Camera - ragionare di aumento di capitale". Se i Riva acconsentissero, ha aggiunto Bondi, "migliorerebbe anche l'atteggiamento delle banche nei nostri confronti". Del piano industriale non c'e' ancora traccia, ma questo dovra' recepire il piano ambientale che il ministero retto da Andrea Orlando dovra' varare a breve sulla base di quello predisposto da un comitato di tre esperti da lui stesso nominato e delle osservazioni arrivate attraverso al consultazione pubblica. Quanto sia incerto il futuro dell'Ilva anche sul fronte occupazionale lo ha ricordato lo stesso Bondi alla Camera. ''Nel 2014 - ha detto - dovremo rinegoziare la cassa integrazione e la solidarieta' per diversi stabilimenti, non solo per Taranto''. A Genova si tratta di 700 lavoratori, nel capoluogo ionico di 2.400 persone in solidarieta', ma serviranno - ha aggiunto Bondi - anche ammortizzatori per altri interventi ''minori''. Come dire, l'uscita dal tunnel e' ancora lontana.

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