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Applausi e bella ciao per l'addio a Bocca

Figlia: lascia vuoto, spero qualcuno prenda il suo posto.

28 dicembre, 15:23
Il feretro del giornalista Giorgio Bocca arriva in chiesa Il feretro del giornalista Giorgio Bocca arriva in chiesa
Applausi e bella ciao per l'addio a Bocca

di Bianca Maria Manfredi

Giorgio Bocca e' morto a 91 anni il giorno di Natale quando le redazioni dei quotidiani erano chiuse, ironia della sorte per lui che era un ''partigiano della parola'' come lo ha definito don Roberto Vignolo celebrando il suo funerale. Partigiano lo era stato davvero sulle montagne piemontesi, come hanno testimoniato le tante firme di esponenti e gruppi dell'Anpi arrivati oggi alla basilica di San Vittore al Corpo a Milano per dargli l'ultimo addio e le note di 'Bella ciao', cantata dopo la messa mentre il feretro veniva trasportato a Lambrate per la cremazione. ''Credeva nel valore della verita' - ha spiegato don Roberto -. Ha difeso la distinzione fra fatti e opinioni''. E se di qualche grande giornalista si puo' dire che usava il fioretto ''a Bocca - ha aggiunto il sacerdote amico di famiglia - bisognerebbe mettere in mano la sciabola o la spada, a volte a doppio taglio''.

Ruvido, persino ''abrasivo'' Bocca non scriveva ''per adulare il suo interlocutore ma persino per ferirlo in modo da suscitare una reazione morale''. Ha commesso degli errori nella vita, le sue parole sempre chiare ''a volte - ha ammesso don Roberto - hanno avuto bisogno di ritrattazione'', e nel tempo ha anche cambiato idea ma mai ''per opportunismo''. Nella chiesa gremita di famigliari, amici e colleghi, a ricordare Bocca sono stati il suo agente letterario, Marco Vigevani, e la collega di una vita a Repubblica Natalia Aspesi, che ha parlato del suo ultimo libro, 'Grazie No', in uscita postumo per Feltrinelli. Un libro dove gli ultimi due 'no' sono dedicati al giornalismo e all'Italia. ''Il mestiere - ha spiegato - si e' democratizzato e ha reso meno importanti le grandi firme, come Giorgio, un esempio di giornalismo unico''. Pero', con tutti i cambiamenti e l'arrivo di Internet, la professione ''va avanti - ha proseguito -. A ogni sito basta un Giorgio Bocca per dargli dignita' e potenza''. La commozione per le sue parole e' stata spezzata dalla caduta che ha fatto scendendo dall'altare.

Un ''coup de theatre'', ha sdrammatizzato lei stessa, mentre la moglie del giornalista, Silvia, le si e' avvicinata. In questo funerale, celebrato in forma privata, intorno a a figlie e nipoti si sono sistemati amici, colleghi e ammiratori: Ottavio Missoni con la moglie, il direttore di Repubblica Ezio Mauro, il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli, quello dell'Espresso Bruno Manfellotto, Gad Lerner, Daria Bignardi, il procuratore di Torino Giancarlo Caselli, Gianni Mura, il presidente ANSA e Fieg Giulio Anselmi, Marco Travaglio, Gian Antonio Stella, l'ex ministro Virginio Rognoni, Carlo Feltrinelli, Nando Dalla Chiesa, Stefano Boeri e il vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida. ''Questo e' un momento personale di dolore - ha detto la rappresentante del Comune - ma vorremmo condividere un momento piu' istituzionale con la famiglia''. Nei prossimi giorni le sue ceneri saranno tumulate a La Salle, in Val d'Aosta, dove Bocca aveva una casa. ''E' stato un grande montanaro che non la mandava a dire a nessuno'' ha ricordato Umberto Eco. Forse per questo il cuscino sulla sua bara non era di rose ma di fiori variopinti con in mezzo un po' di agrifoglio pungente. ''Era sempre incazzato - ha spiegato lo scrittore -, non era un personaggio conciliante''. ''Lascia un vuoto nella professione - ha concluso la figlia Nicoletta - e mi auguro che qualcuno presto prenda il suo posto''

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