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A Pontida torna voglia secessione

13 settembre, 12:12
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A Pontida torna voglia secessione

dell'inviato Paolo Barbieri

Non se l'aspettava neppure Umberto Bossi. Lo slogan 'Secessione, secessione' urlato dai leghisti che hanno affollato il 'pratone' di Pontida ha colto di sorpresa anche lui che, solitamente, ha il polso del suo popolo. Ha cercato di continuare il comizio parlando dei rapporti futuri con Berlusconi ma i leghisti, per ben otto volte, lo hanno interrotto gridando ''Secessione, secessione''. Neppure negli anni in cui la Lega era solo di lotta e la secessione era nel programma, i militanti avevano scandito cosi' tante volte lo slogan durante un comizio di Bossi. Era lui, semmai, che con il pugno chiuso incitava i suoi a urlarlo come allo stadio. Questa volta e' stato preso in contropiede e, dopo una breve esitazione ha accontentato la sua gente che non solo vorrebbe 'una Padania libera e indipendente da Roma' ma anche la Lega autonoma da Berlusconi. ''Se volete la secessione - ha detto Bossi - ci si prepari. La Lega verra' incontro ai popoli del nord che vogliono una pressione molto forte verso il centralismo. Noi faremo questa pressione. L'altra volta ci hanno fermato i magistrati questa volta saremo ancora piu' incazzati''. Sono lontani i tempi in cui parlava di centomila bergamaschi con i fucili pronti alla secessione.

''Fratelli padani preparatevi - ha aggiunto in un supplemento di comizio - da adesso in avanti torna prepotente l'azione per la liberta' e l'indipendenza della Padania'' ma non ha parlato di secessione. La reazione del popolo di Pontida e' stata una rivinciata di Mario Borghezio, l'estremista del Carroccio, che quest'anno, per la prima volta, non e' salito sul palco. In prima fila, alzando le due dita in segno di vittoria, ha incitato i leghisti a scandire lo slogan a lui piu' caro e la gente lo ha seguito.

''Da tanti, troppi anni - ha affermato al termine della manifestazione - non si sentiva gridare la parola secessione. Oggi finalmente dal prato di Pontida l'80% dei patrioti padani ha urlato questa parola. E' cio' che penso da sempre e cioe' che i fratelli padani abbiano la secessione nel loro cuore. Questo e' un messaggio chiaro alla politica romana''.

Una militante bergamasca secessionista convinta e fedelissima a Bossi, prova a fare le sintesi: ''Certo che ci vuole la secessione pero' se Bossi ci dice di stare fermi noi seguiamo lui che e' il capo. Voglio ricordare a voi giornalisti che se la secessione non c'e' gia' stata e' perche' Bossi l'ha fermata dando voce al malcontento che c'era al Nord''.

Di fronte a questi fermenti, e' toccato a Roberto Calderoli vestire il ruolo della Lega di Governo: ''Io credo che con le riforme si diano risposte a quelli che chiedono la secessione. L'importante e' essere padroni a casa propria se ci si arriva con le riforme anche chi chiede la secessione si accontentera' di un vero federalismo''.

Piu' criptico il pensiero di Roberto Maroni: ''Abbiamo un grande sogno - ha detto - una Padania libera e indipendente''. Almeno 80mila, ha stimato Calderoli, sono stati i partecipanti al raduno, arrivati da tutte le regioni del nord. Il popolo della Lega ha sfoderato tutto il suo repertorio, dalle bandiere storiche agli elmi con le corna, fino alle magliette di Bossi in versione Che Guevara. Ma oltre che per il suo leader storico, il cuore del popolo leghista si e' scaldato anche per Roberto Maroni. Come dimostrava il mega-striscione ''Maroni presidente del consiglio'' che campeggiava sulla spianata. E come hanno dimostrato le ovazioni tributate al ministro dell'Interno.

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