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Delusioni e sorprese

28 febbraio, 22:51

di Francesca Pierleoni

Nella sfida dell'83/a edizione degli Oscar, con il trionfo nelle categorie principali del british style di 'Il discorso del re' di Tom Hooper sulla nascita di Facebook raccontata da David Fincher in The social network, che comunque porta a casa tre Oscar su otto nomination, non e' mancata qualche sorpresa. Dalla brutta serata per i fratelli Coen con Il Grinta, rimasto a quota zero nonostante le 10 candidature, alla vittoria fra gli attori non protagonisti per Melissa Leo e Christian Bale, interpreti del dramma sulla boxe The Fighter di David O. Russell. Melissa Leo, molto amata dal cinema indipendente americano (era gia' stata nominata agli Oscar nel 2008 fra le attrici protagoniste per Frozen River) ha prevalso sulle piu' quotate Helena Bonham Carter (Il discorso del re) e la rivelazione quattordicenne Hailee Stanfeld di Il grinta.

Nel film di Russell (regista di talento ma dal carattere difficile e spesso in contrasto con le major) sulla boxe, ispirato a fatti reali, ha convinto anche la prova del versatile Bale, che e' stato preferito a Goeffrey Rush, logopedista del re balbuziente di Il discorso del re, e a Mark Ruffalo, terzo incomodo nella coppia lesbica formata da Annette Bening e Julianne Moore in I ragazzi stanno bene, nessun Oscar su quattro candidature. Fra i film piu' nominati restano a zero anche 127 Hours di Danny Boyle (trionfatore agli Oscar due anni fa con The millionaire), in corsa con sei candidature, e l'indie Un gelido inverno (4 nomination). Uno dei nuovi re Mida di Hollywood, Christopher Nolan, che l'Academy non ha considerato, fra le polemiche, nelle nomination per la regia di Inception, incassa una sconfitta anche per la sceneggiatura originale del film, su cui ha lavorato per dieci anni. Puo' consolarsi pero' con i 4 premi 'tecnici' vinti (fotografia, miglior suono, montaggio sonoro ed effetti speciali). Tra gli sconfitti, per lo stesso film, anche il compositore pluripremiato Hans Zimmer, cui sono stati preferiti il rocker Trent Reznor e Atticus Ross per le musiche di The social network.

Un solo Oscar, invece, per quanto di prestigio (miglior attrice protagonista a Natalie Portman), per l'onirico Il cigno nero di Darren Aronofsky (cinque nomination).

A sorpresa Alejandro Gonzalez Inarritu, il regista messicano abituato a lavorare anche negli Usa, in gara fra i film stranieri con Biutiful (candidato anche per l'attore protagonista, Javier Bardem), e' stato sconfitto dal danese In un mondo migliore di Susanne Bier, gia' premiato al Festival di Roma e ai Golden Globes. Piu' prevedibile invece la mancata vittoria per Antonella Cannarozzi, unica italiana candidata quest'anno, in corsa per i costumi di Io sono l'amore di Luca Guadagnino, unico film non di lingua inglese della cinquina, dove ha prevalso un habitue dell'Academy come Colleen Atwood, per Alice in Wonderland, qui al suo terzo Oscar dopo quelli per Chicago e Memorie di una Geisha. Tra i 'veterani' vincono anche il mago del trucco Rick Baker (arrivato a sette statuette), premiato con Dave Elsey per The Wolfman e il compositore Randy Newman, al suo secondo Oscar (su 20 nomination in carriera) per la canzone originale We belong together' in Toy Story 3.

Tra i vincitori alla prima candidatura, invece, oltre al miglior regista Hooper, c'e' lo sceneggiatore di Il discorso del re, David Seidler, classe 1937, che sul palco ha commentato scherzosamente: ''Mio padre me l'aveva detto che sarei sbocciato in ritardo''.