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L'Europa salva l'Irlanda

Accordo per la concessione di un prestito da 85 mld di euro per ristrutturare sistema bancario e superare difficoltà causate dall'esplosione del deficit e del debito pubblico

13 dicembre, 12:37
La bandiera irlandese La bandiera irlandese
L'Europa salva l'Irlanda

BRUXELLES - Stavolta l'Europa, di solito lacerata da logiche nazionali, è riuscita a dare una risposta forte e unita alla crisi: questa la sintesi del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al termine della riunione dei ministri finanziari dei 27 a Bruxelles. Riunione in cui é stato dato il via libera al piano di 85 miliardi di euro per salvare l'Irlanda e al possibile ingresso delle banche nel futuro meccanismo anticrisi permanente, da valutare "caso per caso". Anche per la collega francese, Christine Lagarde, "L'Europa ha dimostrato di essere capace di solidarietà e di saper prendere le giuste decisioni nell'emergenza". Dopo sette ore in cui si sono susseguiti i lavori di Eurogruppo ed Ecofin, insomma, la soddisfazione dei vertici della Ue è generale.

Per il presidente dell'Eurozona Jean-Claude Juncker, quello della Bce, Jean-Claude Trichet, e per il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, l'obiettivo è stato raggiunto: ed è quello di aver dato una "risposta di sistema" in grado di calmare la speculazione che stava per affossare l'Irlanda, minacciando anche altri Paesi della zona euro come il Portogallo e la Spagna. Per Rehn il rischio contagio si allontana, anche perché Lisbona e Madrid - ha ribadito - hanno già preso misure che vanno nella giusta direzione. "Le decisioni prese - ha spiegato il commissario Ue - sono solo una parte di questa risposta sistemica, cui seguiranno altre azioni, come i nuovi e più severi stress test sulle banche europee".

A determinare l'andamento della discussione al tavolo dei ministri è stato ancora una volta l'asse Berlino-Parigi. La riunione è stata infatti preceduta da una teleconferenza tra i vertici della Ue da una parte e la cencelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy dall'altra. Una conversazione nel corso della quale è stata raggiunta l'intesa sulla partecipazione dei privati al futuro Fondo permanente di sostegno ai Paesi euro in difficoltà. Una richiesta, questa, fortemente avanzata nelle scorse settimane dal governo tedesco, che pretende un coinvolgimento delle banche al meccanismo di salvataggio.

"Siamo perfettamente coscienti delle turbolenze e abbiamo voluto sgombrare il campo da qualsiasi equivoco", ha spiegato Rehn, sottolineando come "la partecipazione dei privati a eventuali ristrutturazioni dei debiti sovrani di Paesi in crisi partirà dalla metà del 2013, non avrà carattere automatico, sarà applicata caso per caso e sarà in linea con la dottrina dell'Fmi". E questa - ha insistito - "é una risposta sistemica a una crisi sistemica". Soddisfatto anche Trichet, per il quale "é stata fatta chiarezza": "L'elemento essenziale di questa decisione - ha detto il presidente della Bce - è che anche in Europa si seguirà la pratica seguita a livello mondiale".

Una decisione importante è stata presa anche per la Grecia, con l'Eurogruppo che si è impegnato a rivedere le scadenze dei rimborsi dei prestiti Ue-Fmi, allineandole a quelle dell'Irlanda. Una boccata di ossigeno non da poco per Atene.