di Enrica Battifoglia
ROMA - Bisogna ringraziare l'intuito del fisico Nicola Cabibbo se oggi e' chiaro a tutti che la nuova fisica ha bisogno di computer potentissimi e velocissimi.
Solo cosi', per esempio, e' possibile capire che cosa accade all'interno dell'acceleratore piu' grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, dove le particelle che si scontrano a energie mai prodotte finora artificialmente aprono la finestra su nuove leggi fisiche.
''Cabibbo e' stato un pioniere quando ha proposto di costruire un supercomputer al servizio della fisica'', osserva il direttore del Centro nazionale per la ricerca e sviluppo nelle tecnologie informatiche e telematiche (Cnaf) dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), Mirco Mazzuccato. Il Cnaf oggi e' il cuore della Grid (calcolo a griglia), la rete distribuita con la potenza di 100.000 computer che unisce 140 centri di calcolo di 33 Paesi per analizzare i dati dell'Lhc.
Per Cabibbo i supercomputer erano indispensabili alle nuove teorie fisiche, come la cromodinamica quantistica, della quale egli stesso ha gettato le basi. La teoria spiega il comportamento delle particelle soggette all'interazione forte che lega fra loro i quark nei protoni e nei neutroni che formano il nucleo degli atomi.
I fisici la chiamano forza ''dei colori'' (di qui il nome cromodinamica) riferendosi al rosso, giallo e blu che distinguono i quark. La cromodinamica quantistica ha poi aperto la via alla Supersimmetria, la teoria che associa a una particella una superparticella uguale e di segno opposto. Affrontare con i mezzi tradizionali i calcoli estremamente complessi delle nuove teorie sarebbe stata un'impresa improba e costosissima.
Negli anni '30 era stato Enrico Fermi a suggerire la costruzione del primo supercomputer dedicato alla ricerca, la Calcolatrice Elettronica Pisana (Cep). ''A meta' degli anni '80 - dice Mazzuccato - Cabibbo ha proposto di sviluppare un calcolatore specifico per risolvere i problemi di fisica a costi piu' bassi.''.
Nel 1987 e' arrivato Ape (Array Processor with Emulatore, poi Array Processor Experiment), il primo dei supercomputer italiani voluti da Cabibbo. I suoi successori, anche questi realizzati dall'Infn, sono arrivati all'inizio degli anni '90 e nel 2000; nel 2005 e' arrivato il quarto membro della famiglia, ApeNext.
''Grazie a Cabibbo - prosegue Mazzuccato - i fisici teorici hanno progettato i processori di cui avevano bisogno'', hardware specializzato per i complicatissimi calcoli teorici. In quelli stessi anni i fisici sperimentali si ponevano un problema simile, ma anziche' costruire nuove macchine decisero di unire le forze, facendo lavorare in rete i loro computer. Anche il loro obiettivo era analizzare moltissimi dati a costi bassi. Due approcci nati parallelamente, ma che hanno radici nell'idea di Cabibbo che la fisica del futuro avrebbe avuto bisogno di gigantesche risorse di calcolo e che ''adesso - secondo Mazzuccato cominciano a convergere''.
Probabilmente, aggiunge, ''entro due-tre mesi all'interno della Grid i supercalcolatori paralleli cominceranno a dialogare con tutti gli altri computer''.