Trenta anni dopo, aspettando verità
Assente il governo alla commemorazione. Familiari delle vittime: risposte, non polemiche
03 agosto, 09:01Correlati
Associate
-
Trenta anni dopo, Bologna non dimentica
-
Per prima volta governo assente a commemorazione
-
Il 2 agosto dei soccorritori
-
Quel bus 37 dimenticato in deposito
-
Lupacchini: non solo sentenze per la verita'
-
Strage, tutte le piste alternative
-
"C'e' anche una pista Usa, legame Ustica-Bologna"
-
Una memoria in luoghi quotidiani e di passaggio
-
Trenta anni fa, 'le nostre nozze nel silenzio'
-
Ex ferroviere, non so se verrò a commemorazione
BOLOGNA - Un silenzio totale ha fatto da sottofondo alla lettura dei nomi delle 85 vittime della strage di Bologna fatta da Rossella Zuffa e Camilla Andreini, due ragazze nate nel 1980. Dal 2001 il momento che precedeva il fischio delle 10.25, che ricorda lo scoppio, era pressocché sempre stato accolto da fischi all'indirizzo del rappresentante del Governo, quest'anno assente. Il corteo, molto partecipato (piazza Medaglie d'Oro non è riuscita a contenerlo tutto), è stato accolto da applausi di cittadini durante tutto il tragitto. Un lungo applauso di oltre due minuti anche alla fine della lettura dei nomi, poi i tre fischi di locomotori hanno preceduto il tradizionale minuto di silenzio, a sua volta concluso con un lungo applauso.
Il corteo e' stato aperto dallo storico striscione 'Bologna non dimentica'. A sfilare per il centro fino alla stazione c'é anche Agnese Moro, la figlia di Aldo ucciso dalle Brigate Rosse. Ai cronisti che le chiedevano un commento sull'assenza, per la prima volta in 30 anni, di un rappresentante del Governo alla commemorazione, Agnese Moro ha risposto: "Penso che qui c'é chi ha a cuore il popolo italiano". La figlia di Moro ha sulla maglia la gerbera bianca, simbolo dei parenti delle 85 vittime della strage. Una battuta sull'assenza del Governo anche da parte del presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi: "Chi non c'é ha perso un'occasione. Voglio guardare a chi c'é, non a chi non c'é". In rappresentanza dell'Esecutivo c'é il Prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia: "I fischi non ci dovrebbero essere mai. Mi auguro che questa sia una giornata tutta tesa a questo obiettivo", ha detto, alludendo alle contestazioni che negli anni hanno accolto i ministri sul palco nel piazzale della stazione. In corteo anche 85 persone con al collo di ciascuna un cartello con il nome di una delle 85 vittime. E' un'iniziativa dei 'vendoliani' di Bologna. "Volevamo rendere concrete le vittime e farle camminare con le loro gambe", ha spiegato l'esecutivo di Sel.
NAPOLITANO, SI INDAGHI SU COMPLICITA' - "La trasmissione della memoria di quel tragico fatto e di tutti quelli che in quegli anni hanno insanguinato l'Italia non costituisce solo un doveroso omaggio alle vittime di allora, ma impegna anche i magistrati e tutte le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio". E' quanto scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio all'associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna.
SCHIFANI, ACCERTARE VERITA' E'ANCORA PRIORITA' - "Accertare la verità dei fatti e individuare i responsabili di quel drammatico e atroce attentato deve continuare ad essere una priorità, perché non soltanto i familiare delle vittime, ma la Nazione tutta ha il diritto di sapere le ragioni di un gesto così efferato, affinché fatti così gravi non abbiano più a ripetersi". E' quanto si legge nel messaggio del presidente del Senato Renato Schifani al presidente del Comitato di Solidarietà alle Vittime delle Stragi, Annamaria Cancellieri, nella ricorrenza del trentesimo anniversario della strage di Bologna. Scrive Schifani: "Sono passati trent'anni da quel sabato 2 agosto 1980, giorno tragico e drammatico della storia recente del nostro Paese in cui persero la vita 85 persone e 200 rimasero ferite. A tutti loro va oggi il mio pensiero commosso e al Comitato di Solidarietà alle Vittime, all'Associazione Familiari, presieduta da Paolo Bolognesi, e a quanti hanno operato in questi anni per tenere sempre viva l'attenzione su quella terribile strage attraverso un'opera costante di ricerca della verità e di trasmissione della memoria il più sentito ringraziamento". "Nel rinnovare la mia vicinanza alle famiglie colpite e alla città di Bologna tutta - conclude Schifani - rivolgo un sincero saluto a Lei e a quanti ogni giorno si battono per l'affermazione della verità e della giustizia".
FINI, RICORDO RIAFERMI LIBERTA' E LEGALITA' - Il ricordo della strage di Bologna contribuisca "a riaffermare i valori di libertà e di legalità che sono alla base della nostra democrazia, contro ogni forma di fanatismo politico, di odio ideologico e di violenza terroristica". Lo scrive il presidente della Camera, Gianfranco Fini, esprimendo "profonda vicinanza" al Commissario straordinario di Bologna, Annamaria Cancellieri, e al presidente dell'Associazione vittime della stazione di Bologna, Paolo Bolognesi. "In occasione del trentesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna - scrive il presidente Fini - desidero unirmi idealmente a voi, oggi riuniti per commemorare le ottantacinque vittime innocenti che persero la vita in quella immane tragedia, rinnovando la solidarietà mia personale e dell'intera Camera dei deputati ai loro familiari, così duramente segnati nei propri affetti". "Il barbaro attentato del 2 agosto 1980 che sconvolse la città di Bologna - prosegue la terza carica dello Stato - violando il suo animo generoso, costituisce una delle pagine più terribili della storia del nostro Paese ed uno degli esempi più efferati di un disumano disegno destabilizzante, che con la sua criminale azione terroristica si abbatté sull'Italia e su Bologna, producendo tanti lutti e tante indicibili sofferenze". Il presidente Fini formula inoltre formula "l'auspicio che venga finalmente accertata, in tutti i suoi aspetti, la verità sulla strage, facendo piena luce su una trama terroristica che ha tentato di scardinare il nostro sistema democratico e rendendo un doveroso servigio alla città, agli italiani e al nostro Paese".
BERSANI, GOVERNO HA FATTO MALE A NON ESSERCI - "Credo che il Governo abbia fatto molto male a non esserci". Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha commentato l'assenza di rappresentanti ufficiali dell'Esecutivo alla commemorazione per i trent'anni della strage di Bologna. "E' una cosa molto, molto triste, speravo che all'ultimo momento ci ripensassero", ha detto Bersani, che si è unito al corteo pochi minuti dopo la sua partenza. Per il leader del Pd si tratta di "una cosa che non può essere accettata, perché é chiaro che ci sono dei problemi come il segreto di Stato o il tema dei risarcimenti alle vittime, ma un Governo deve affrontare queste situazioni e deve guardare la gente negli occhi: non si può governare solo con gli applausi". Per Bersani, dunque, l'assenza dell'esecutivo "non è giustificabile", perché - ha aggiunto - "il Governo deve andare dove ci sono i problemi, sennò che Governo è?".
SONO TRASCORSI 30 ANNI - 2 agosto 1980: un sabato, un caldo sabato di esodo. Le immancabili code in autostrada avrebbero dovuto rappresentare, come da 'copione' del periodo, l'argomento del giorno per quotidiani e tg. A metà mattina, invece, un'esplosione alla stazione centrale di Bologna spezza nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze: 85 morti e 200 feriti è il bilancio finale della strage.
Alle 10:25 (l'ora della tragedia rimarrà sempre impressa, come ricordo incancellabile, nelle lancette ferme del grande orologio che si affaccia sul piazzale della stazione) un boato squarcia l'ala sinistra dell'edificio: la sala d'aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano si trasformano in un cumulo di macerie e polvere.
Rimane colpito anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi istanti, interminabili, e fra nuvole di detriti si cominciano a intravedere immagini terribili di corpi maciullati, feriti in condizioni disperate. Ovunque lacrime, choc, urla straziate. E poi polvere, tanta polvere. Comincia un'opera ininterrotta per i tantissimi soccorritori, una sorta di catena spontanea che in pochissimo tempo rimette in moto una città che stava 'chiudendo per ferie'. E inizia anche la conta della vittime: la più piccola è Angela Fresu, appena tre anni, il più vecchio Antonio Montanari di 86. Interviene anche l'esercito, mentre il silenzio irreale del centro città è squarciato senza tregua dalle sirene di ambulanze, vigili del fuoco, forze dell'ordine. Un bus Atc della linea 37 diventa simbolo di quel 2 agosto perché si trasforma in un improvvisato carro funebre che fa la spola con la Medicina legale, a poca distanza, per trasportare le salme. Le ambulanze servono invece per i vivi, che vengono smistati in tutti gli ospedali, dove rientrano in servizio medici e infermieri.
Le prime ipotesi investigative parlano dello scoppio di una caldaia, ma nel punto dell'esplosione non ci sono caldaie, e la fuga di gas viene presto scartata, per lasciare spazio alla vera causa della strage: una bomba ad alto potenziale. In stazione arriva, commosso e impietrito, il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Quella stessa sera piazza Maggiore si riempie di bolognesi, attoniti e sgomenti. Una città che si ritrova nel lutto e che da subito chiede la verità.








