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Il decennale di Craxi

Cerimonia ad Hammamet alla presenza di ministri e ex della politica

22 gennaio, 08:58

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di Massimo Colaiacomo

ROMA  - A dieci anni dalla morte, Bettino Craxi è stato ricordato in una sede istituzionale, la Biblioteca del Senato, in una manifestazione organizzata dalla Fondazione che porta il suo nome. E il saluto del presidente del Senato Renato Schifani non si è fermato alla ritualità della circostanza, ma è entrato nel vivo della biografia di una figura decisiva nella storia politica recente. Schifani, ascoltato in prima fila dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha evitato ogni commento, ha indicato in Craxi una "vittima sacrificale" della tragedia di Tangentopoli, abbandonato al suo destino da "un ceto politico intimorito ed esausto". Per Schifani "quella esperienza, ed anche la sua tragica conclusione, ci deve essere oggi di monito, innanzitutto quanto alla necessità di portare a compimento la lunga transizione, ridefinendo con un metodo condiviso un nuovo sistema di regole". Parole impegnative, scelte con cura da Schifani per gettare un ponte ideale fra le intuzioni riformatrici di Craxi e la necessità di compiere oggi quel ciclo lasciato incompiuto dal leader socialista.

Al messaggio di Schifani si è ricollegata Stefani Craxi, sottosegretario agli Esteri, per ricordare che se la stagione delle riforme "porterà i suoi frutti vorrà dire che vedremo germogliare molti semi sparsi da Craxi tanti anni fa". "Mi auguro che in suo nome si possa lavorare - ha aggiunto - perché le idee di Craxi appartengono a tutta la nazione". Stefania Craxi ha ringraziato il presidente del Senato Renato Schifani per aver ospitato l'evento di questa mattina: "E' un riconoscimento che mi ripaga di tante amarezze". Quindi per smentire le "molte falsità " che ancora si rincorrono sul padre, ha ripercorso la sua attività politica individuando nel "risanamento economico il suo capolavoro": "non è vero che lo fece aumentando il debito pubblico", ha precisato. Il punto più alto della sua tragedia "fu proprio essersi messo contro il pensiero marxista - è la chiosa di Stefania - che aveva occupato le università, contagiato gli intellettuali e anche una parte dei cattolici". "Craxi ha cambiato la cultura del Paese opponendo la tradizione riformista liberale all'egemonia del marxismo comunista. Forse la tragedia di Craxi sta tutta qui, nell'imparità delle forze contro un pensiero che aveva occupato le universita, sedotto gli intellettuali, persino contagiato frange del mondo cattolico". Non poteva mancare un richiamo al messaggio fatto pervenire dal presidente Napolitano alla moglie di Craxi, Anna. Stefania Craxi ha detto di augurarsi, come è negli auspici di Napolitano, che nel nome di Craxi "si potrà lavorare per oltrepassare quella sorta di cultura di guerra, che è alla base, oggi, del linguaggio politico italiano. Nell'esilio di Hammamet Craxi dirà di aver cercato per tutta la vita, senza trovarla, una maggioranza in grado di realizzare la Grande Riforma. Oggi il momento sembra arrivato: auguriamoci che il risultato sia pari alle attese".

Tante, e con poche differenze, le voci ascoltate nella sala della Biblioteca del Senato. Identità di vedute fra il segretario della Uil Luigi Angeletti e il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nell'indicare il decreto sulla scala mobile del febbraio 1982 e nel successivo referendum del 1984, uno dei "capolavori" politici di Craxi, che osò sfidare, in nome della modernizzazione, una parte della Cgil e del Pci fermamente contrari al taglio di tre punti di scala mobile. Il profilo internazionale di Craxi e la sua capacità di intuire le linee di forza sullo scacchiere mondiale è stato tracciato dal ministro degli Esteri. Franco Frattini ha indicato nella politica mediorientale di Craxi, di sostegno alla causa palestinese e di solidarietà allo Stato di Israele, uno dei punti di forza dei suoi governi. Insieme alla lealtà all'alleanza occidentale, misurata dal dispiegamento degli euromissili, ma senza mai venir meno alla difesa della dignità nazionale, come dimostrò l'episodio di Sigonella allorché i carabinieri fronteggiarono i marines che volevano prelevare il terrorista palestinese Abu Abbas. Seduti fra il pubblico c'erano, fra gli altri, la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro, il capo della segreteria del Pd Filippo Penati e il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini.