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Primi ologrammi 3d da luce normale, rivoluzione cinema e tv

Risultato ottenuto da ricercatori dell'istituto giapponese Riken

08 aprile, 12:48
Ologrammi tridimensionali colorati ottenuti utilizzando la luce normale anziche' i laser
Ologrammi tridimensionali colorati ottenuti utilizzando la luce normale anziche' i laser
Primi ologrammi 3d da luce normale, rivoluzione cinema e tv

ROMA - Ologrammi tridimensionali colorati ottenuti utilizzando la luce normale anziché i laser: non è un gadget della saga di Guerre stellari, ma un risultato che promette di rivoluzionare in breve tempo cinema e tv, mandando in soffitta gli occhiali oggi necessari per vedere i film in 3D.

Descritto su Science, il risultato è stato ottenuto nell'istituto giapponese Riken. Poiché la nuova tecnica è molto semplice, i ricercatori sono convinti che a breve tempo potrebbe portare ad applicazioni concrete e relativamente economiche, con una nuova generazione di display 3D. "I recenti display 3D in vendita nei negozi di elettronica danno l'illusione della profondità sovrapponendo due immagini bidimensionali attraverso gli occhiali polarizzati che il pubblico deve indossare", scrivono i ricercatori, coordinati da Miyu Ozaki. "Dall'altro lato l'olografia permette di ottenere immagini 3D, ma di un solo colore e gli ologrammi 'arcobaleno' che sono sulle carte di credito cambiano colore a seconda dell'angolo da cui si osservano".

La nuova tecnica, affermano "permette di vedere immagini 3d nei colori reali da ogni angolazione". Finora gli ologrammi sono stati prodotti con una tecnica molto diversa, chiamata dell'interferenza ottica. In questa la luce di un laser viene separata da uno specchio semitrasparente in due raggi distinti: uno illumina l'oggetto da "fotografare" e l'altro colpisce una lastra fotografica. Quando i due laser (quello riflesso dall'oggetto e quello riflesso dallo specchio) colpire contemporaneamente una lastra fotografica, interferiscono fra loro producendo l'immagine olografica. Il segreto della nuova tecnica giapponese è nell'uso di particelle chiamate plasmoni, le stesse che tanti esperti in tutto il mondo stanno studiando per ottenere i cosidetti "mantelli dell'invisibilità".

Sono particelle generate dall'oscillazione da un insieme di elettroni liberi (plasma), che si propagano su un sottilissimo strato di metallo. Questo è rivestito con un materiale resistente alla luce che contiene un ologramma ottenuto da laser rossi, blu e verdi, posto su un vetro. A seconda dall'angolo da cui proviene, la luce bianca provoca la diffrazione di diversi gruppi di plasmoni, producendo immagini tridimensionali.

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