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Retina artificiale ridà la luce a tre non vedenti

E' un chip che si impianta negli occhi e invia immagini al cervello

03 novembre, 20:02
Retina artificiale ridà la luce a tre non vedenti
Retina artificiale ridà la luce a tre non vedenti
Retina artificiale ridà la luce a tre non vedenti

ROMA - Presto le persone non vedenti potrebbero tornare alla luce con un 'occhio bionico', o per meglio dire una retina artificiale che, impiantata nell'occhio dei pazienti, 'disegna le immagini' con la luce che gli arriva dall'esterno e le trasmette al cervello attraverso i nervi ottici in modo del tutto simile a una retina vera. Grande pochi millimetri, la retina artificiale creata da scienziati tedeschi, é stata impiantata con successo negli occhi di tre pazienti colpiti da degenerazione retinica a causa di una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa. I risultati del primo trial clinico ristretto sono stati presentati sulla rivista 'Proceedings of the Royal Society B.'.

Nel giro di tre anni la retina artificiale sarà testata su alcune decine di pazienti in Europa e, se approvata, potrà entro cinque anni fare il suo ingresso definitivo in campo clinico. La retinite pigmentosa è una malattia progressiva che porta alla degenerazione della retina, ovvero l'organo che trasforma la luce convogliata dalla parte esterna dell'occhio (cornea e cristallino) in immagini che poi trasmette al cervello attraverso i nervi ottici, sotto forma di segnali nervosi. Per farlo la retina è dotata di cellule fotosensibili contenenti due tipi di fotorecettori (coni e bastoncelli). Nella malattia la retina diventa distrofica e prima il malato perde la capacità di vedere al buio, poi il suo campo visivo si restringe sempre di più. Moltissimi di questi pazienti diventano legalmente ciechi. Ci sono già stati alcuni tentativi di creare dispositivi artificiali per ridare almeno parzialmente la vista a questi pazienti. In particolare una specie di 'occhio bionico' è stata testata circa un anno fa in Inghilterra, ma era un dispositivo più 'rudimentale' rispetto a quello creato dai ricercatori tedeschi diretti da Eberhart Zrenner dell'Università di Tuebingen in questo nuovo studio. In quel caso l'occhio artificiale era costituito da un dispositivo esterno all'occhio che riceveva le immagini da una telecamerina applicata su occhiali. Il tutto era stato applicato a un uomo di 51 anni, cieco.

Il dispositivo consisteva in sensori collegati attraverso un processore a una telecamera montata su un paio di occhiali. Il gruppo tedesco, insieme ai colleghi della compagnia privata Retina Implant AG, è andato oltre. Loro hanno creato un chip di 3 millimetri quadri, spesso un decimo di millimetro, contenente 1500 fotorecettori artificiali che fanno le veci di coni e bastoncelli. I fotorecettori artificiali, però, ricevono gli impulsi luminosi in modo normale attraverso le strutture oculari del malato, quindi non c'é bisogno di telecamerina e processore esterni, la luce arriva alla retina artificiale direttamente dall'occhio. La retina artificiale è stata impiantata in questa prima fase sperimentale su tre pazienti e in modo temporaneamo per motivi di sicurezza. I malati grazie ad essa sono riusciti a localizzare degli oggetti su un tavolo e uno di loro, in particolare, a riconoscerne la forma nonché anche a vedere delle lettere molto grandi. L'obiettivo dei ricercatori tedeschi è molto ambizioso, creare un dispositivo permanente utile pure per altre malattie retiniche, anche per la maculopatia. Di qui a tre anni, quindi, saranno completati altri trial clinici su una cinquantina di pazienti; se tutto va bene la retina artificiale potrebbe essere autorizzata dagli organi competenti europei, ed entrare quindi in uso, entro i prossimi cinque anni.

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