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Planck, dati 'spazzatura' mostrano cosmo invisibile

Elementi inutili a cosmologi, ma preziosi per lo studio della vita delle stelle

26 aprile, 16:52
Planck, dati 'spazzatura' mostrano cosmo invisibile
Planck, dati 'spazzatura' mostrano cosmo invisibile
Planck, dati 'spazzatura' mostrano cosmo invisibile

ROMA - Dati considerati inutili come spazzatura dai cosmologi che lavorano con il satellite europeo Planck sono diventati preziosi  per gli astrofisici perche' per la prima volta hanno mostrato la ''faccia'' invisibile dell'universo. Le stelle e galassie si formano infatti in regioni della Galassia avvolte nella polvere e impenetrabili ai telescopi ottici, ma perfettamente visibili agli occhi ''a microonde di  Planck''.

Lanciato nel maggio scorso, il satellite dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Planck e' nato per ''guardare lontano'', fino ai primi  istanti dopo il Big Bang e per ascoltarne l'eco nella radiazione di fondo dell'universo. Per questo motivo dai dati di Planck i  cosmologi scartano automaticamente tutto cio' che e' relativamente vicino, ossia le sorgenti in primo piano, come galassie, stelle e  mezzo interstellare.

Cosi' quando Planck ha inviato a Terra le prime immagini di due zone nelle quali si formano le stelle, di nessun interesse per i  cosmologi, gli astrofisici non se le sono fatte sfuggire. ''Per la prima volta abbiamo una visione globale di tutta la complessita' dei  fenomeni che sono coinvolti nel processo di formazione di nuove stelle'', ha osservato l'astronomo Gianfranco De Zotti,  dell'astronomo di Padova, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Le due culle di stelle osservate da Planck si trovano nella Via  Lattea.

La prima appare come una debole macchia rosa nei pressi di Orione, a circa 1.500 anni luce dalla Terra. L'arco rossastro che  l'avvolge potrebbe essere l'onda d'urto dell'esplosione d'una stella avvenuta circa due milioni d'anni fa e che ha generato una bolla  che si estende per circa 300 anni luce. La seconda culla di stelle si trova nella regione di Perseo ed e' leggermente piu' debole rispetto a quella attiva vicino ad Orione.

Planck e' un satellite nel quale l'Italia gioca un ruolo di primo piano attraverso l'Inaf e l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). E' stato  ideato, progettato e integrato in Italia uno dei due strumenti del satellite, Lfi (Low Frequency Instrument), del quale e' responsabile  Nazzareno Mandolesi, dell'Istituto di Astrofisica Spaziale dell'Inaf di Bologna. L'Italia ha contribuito anche al secondo strumento di  Planck, Hfi (High Frequency Instrument), del quale e' responsabile per la parte italiana e' l'astrofisico Paolo de Bernardis  dell'universita' di Roma La Sapienza.

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