Resistenza antibiotici, Italia tra paesi più colpiti
In tutta Europa proliferano ceppi batteri resistenti
18 novembre, 18:28
ROMA - L'Italia è tra i Paesi europei nei quali la resistenza agli antibiotici è più diffusa: è quanto emerge dai dati presentati oggi dai Centri Europei per il Controllo delle Malattie (Ecdc), dai quali emerge che "in tutta l'Europa la resistenza agli antibiotici sta diventando un serio rischio". Si calcola che nei Paesi dell'Unione Europea circa 25.000 morti l'anno siano dovute ai batteri resistenti, con un costo valutato in 1,5 miliardi. La comparsa di batteri sempre più resistenti è una conseguenza della facilità con cui negli ultimi anni ci si è curati con gli antibiotici e adesso sta creando seri problemi, anche se in misura diversa da Paese a Paese.
Per il direttore degli Ecdc, Zsuzsanna Jakab, la situazione è preoccupante ovunque perché "in tutta Europa si riportano livelli crescenti di resistenza a un numero sempre maggiore di antibiotici essenziali". Gradualmente, ha aggiunto, "stanno emergendo batteri resistenti a tutti gli antibiotici, ma senza antibiotici efficaci diventeranno impossibili i trattamenti medici più avanzati, da quelli chirurgici ai trapianti, alla terapia intensiva". Ceppi di Escherichia coli resistenti ai fluorochinoloni, per esempio, sono diffusi in Portogallo, Spagna, Italia, Slovacchia, Romania e Bulgaria. L'Italia è anche fra i Paesi nei quali è più comune lo Stafilococco aureo resistente alla meticillina, così come nuovi ceppi di Pseudomonas aeruginosa, importante causa di infezione in persone con difetti del sistema immunitario,e ancora la Klebsiella pneumoniae resistente alle cefalosporine di terza generazione. Quello che gli esperti europei raccomandano è l'uso "prudente" degli antibiotici: "vanno usati solo quando servono e con le dosi corrette", ha osservato Jakab. La prima arma per combattere le malattie infettive è prevenirle, come testimoniano anche gli spot messi a punti dagli esperti degli Ecdc. Lavarsi le mani resta la regola numero uno a garanzia dell'igiene e della prevenzione, insieme a campagne di screening, isolamento in caso di malattie infettive e, infine, incentivare la ricerca per sviluppare nuovi antibiotici.






