Giuseppe Giangrande
E' il carabiniere di 50 anni già colpito dalla morte recente della moglie ora in un letto d'ospedale perche' ferito davanti palazzo Chigi
29 aprile, 21:43
ROMA - Giuseppe Giangrande e' il carabiniere di 50 anni gravemente ferito nella sparatoria davanti a palazzo Chigi.
"Le condizioni del paziente restano stazionarie nella gravità", recita il nuovo bollettino medico sulle condizioni di Giuseppe Giangrande precisando che "la sedazione è stata progressivamente sospesa e il paziente si è dimostrato risvegliabile, vigile, lucido e in grado di respirare autonomamente per un breve periodo''.
"Non so, non credo potrò perdonare. Adesso devo pensare. tra i due chi ha perso sono stata io". Lo ha detto tra le lacrime la figlia di Giuseppe Giangrande nel corso di una conferenza stampa rispondendo ad una domanda se potrà mai perdonare Preiti. La ragazza, che si e' detta ''fiera e orgogliosa'' di suo padre'', ha aggiunto: "Spero che questo episodio possa far migliorare le cose, spero in un mondo migliore. Ringrazio l'Arma dei carabinieri, come i rappresentanti delle istituzioni che mio padre stava con orgoglio vigilando e proteggendo, che mi hanno trasmesso tranquillità. Ora dovrò rimodulare la mia vita, come ho già fatto, ho lasciato il lavoro. Mi dedicherò a questa famiglia al momento sgangherata", ha detto, commuovendosi davanti ai giornalisti. La ragazza, che si trova al Policlinico Umberto I ha ricordato che "proprio oggi sono tre mesi che mia madre è mancata".
"E' un gesto che non si può perdonare". Lo ha detto Ciro Giangrande, fratello del carabiniere ferito gravemente ieri davanti a Palazzo Chigi riferendosi a Luigi Preiti. Ciro Giangrande si trova al Policlinico Umberto I dove è ricoverato il fratello.
"Non si può perdonare uno che fa male a un'altra persona che è in giro a guadagnarsi il pane, anche se è disperato", ha aggiunto Ciro Giangrande. "Anche se uno perde il lavoro ed è disperato non si giustifica - ha aggiunto l'altro fratello, Pietro - Non si può, allora ognuno potrebbe farsi giustizia da solo su uno che non c'entra nulla. Non ci può essere un responsabile...Come si può avere un pensiero positivo o negativo nei confronti di uno che esce di casa e colpire una persona qualsiasi che gli passa per la testa. Non oso condannarlo né perdonarlo".







