Luigi Preiti
Muratore disoccupato, separato dalla moglie, era tornato a vivere in Calabria dopo 20 anni in Piemonte
29 aprile, 21:45
Dimostra meno dell'età che ha, 49 anni, magro, viso espressivo, capelli cortissimi e scuri, ben vestito, giacca scura, pantaloni grigi e camicia bianca, Luigi Preiti, muratore disoccupato, forse nella sua lucida follia ha scelto anche come vestirsi per venire a Roma a sparare. Alla ricerca di un 'gesto eclatante' ha ferito due carabinieri, uno gravemente, che hanno provato a fermarlo. Tutti quelli che lo conoscono parlano di lui come "un bravo ragazzo", "grande lavoratore" fino a quando il lavoro c'era. Poi la crisi ha colpito anche lui, e si sa la mancanza di soldi mina i rapporti familiari. In più cade preda del gioco. Così la moglie, Ivana, conosciuta in Piemonte dove si era trasferito circa 20 anni fa dalla Calabria, lo lascia. Con lei Luigi perde anche il figlio di dieci anni che resta a vivere con la madre a Predosa (Alessandria). Per 'Gino', com'é conosciuto da tutti a Rosarno in Calabria dov'é nato, non resta che tornare ad abitare a casa dei genitori, entrambi pensionati. Negli ultimi due anni la sua vita in quella casa, in un quartiere popolare della cittadina della Piana di Gioia Tauro, non deve essere stata facile. Non era più come quando, da giovane, d'inverno faceva il muratore ma l'estate cantava nelle balere dei lidi della zona. I lavoretti erano diventati sempre più miseri e rari, c'era invece la sensazione del fallimento di una vita alla vigilia dei 50 anni. Per ammazzare il troppo tempo a disposizione gioca, sempre di più, prima le slot machine, poi il biliardino, i videopoker e finisce in un brutto giro. Giù, sempre più giù nel gorgo.
Poi venti giorni fa decide di dare una svolta alla sua vita, o forse di farla finita. Ma deve essere in modo "eclatante", davanti alle televisioni, ai giornalisti e dunque decide di venire a Roma. Si porta dietro quella pistola comprata al mercato nero ad Alessandria 4 anni fa. Arriva in treno ieri e prende una stanza in un alberghetto vicino alla stazione. Una stanzetta squallida, letto singolo e comodino. Non beve e non mangia, non chiede internet, vuole solo che passi il tempo. Stamattina si veste con cura e a piedi raggiunge il centro di Roma, là dove si incontrano le persone importanti, dove c'é la sede del governo, dei politici che non fanno niente per i poveri cristi come lui. Cerca di avvicinarsi al portone, i carabinieri lo fermano e lui spara. Sei colpi, e finisce il caricatore (o l'arma si inceppa) prima, forse, di rivolgere la pistola verso di sé. Al procuratore che lo interroga in ospedale, dov'é ricoverato per le contusioni, dice: "Ho voluto fare gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno, ma sono disperato". La ex moglie, sconvolta, dice "Non riesco a credere che lo abbia fatto".
PREITI DISPERATO,'MA COSA HO FATTO?' - Pensa al figlio, Luigi Preiti. Piange e si dispera. Ora gli piacerebbe incontrare quel bambino di 11 anni che oggi ha detto in tv di voler bene lo stesso al suo papà, anche se ha sparato a due carabinieri. Un figlio che vedeva quando poteva, tornando dalla Calabria al Piemonte, che non poteva "più mantenere perché aveva perso il lavoro", dice adesso nel tentativo impossibile di giustificare il crimine commesso ieri davanti a Palazzo Chigi. "Che cosa ho fatto? Non lo so, non so spiegare", si lamenta Preiti con gli agenti penitenziari nel carcere romano di Rebibbia. Poi alterna gli sfoghi ad ore di silenzi interminabili. Chi lo ha visto lo descrive come un uomo 'spaurito, con lo sguardo perso nel vuoto'. In cella di isolamento il muratore calabrese quasi cinquantenne, disoccupato e divorziato, oscilla tra lo sconforto e il mutismo, racconta il suo avvocato Mauro Denielli, che l'ha incontrato. "Piange, è molto depresso, pentito e chiede dei carabinieri feriti -, secondo il legale -. Oscilla tra la lucidità e la disperazione". Delle telecamere sorvegliano Preiti sempre, nel timore che possa farsi del male, fino a suicidarsi. Domani ci sarà l'interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo. Per quell'uomo 'sbucato dal nulla', come ha raccontato oggi uno dei due carabinieri feriti, Francesco Negri, e che ha gettato per alcuni momenti il paese nell'angoscia, l'accusa principale è tentato omicidio. Più quelle relative alla pistola illegale, ma potrebbero esserci delle aggravanti. "Voglio vedere mio figlio", ha chiesto all'avvocato, che proverà ad ottenere un permesso dal giudice. L'ex moglie Ivana Dan, che vive vicino ad Alessandria, si è detta disposta a portare il figlio dal padre in galera. Da quell'uomo che tra disoccupazione e gioco d'azzardo da tempo non le versava gli alimenti. Ha anche voglia di leggere, Preiti. Cosa esattamente non si sa. Lo ha detto al suo legale, chiedendo di procurargli degli occhiali. I suoi sono andati in pezzi quando i carabinieri lo hanno sopraffatto, dopo che aveva scaricato sui due commilitoni la 7,65 con la matricola abrasa. La pistola, uno dei punti su cui forse 'Gigi' Preiti non ha detto tutta la verità. In cella, oggi, il muratore di Rosarno che voleva punire i politici piange e si dispera. Domani a Rebibbia racconterà di nuovo la sua storia ai magistrati.







