Franco Marini
L'alpino di San Pio delle Camere alla scalata del Colle. Dalla Cisl alla Dc a presidenza Senato, sempre per dialogo
19 aprile, 17:32
Era iniziata di buon umore, e con una gradita telefonata di Ciriaco De Mita la corsa al 'Colle' dell'ex presidente del Senato Franco Marini. Ma all'ora di pranzo era già ufficiale il flop: il quorum per mandarlo al Quirinale al primo scrutinio non c'era, i voti fermi a 521 quando ne sarebbero serviti almeno 672. Marini non si era sottratto ai giornalisti che lo aspettavano all'uscita della sua abitazione a Via Lima, ai Parioli. Avrebbe potuto filare via in macchina e invece si era fermato per due chiacchere, naturalmente un po' 'ruvide', nel suo stile montanaro.
"E' una battaglia dura e spero si possa fare bene. L'augurio - auspicava l'ex sindacalista di tante battaglie e tanti contratti, alpino dalla penna nera a Bressanone - è che il mio partito possa ritrovare una forte unità oggi. Scissione? Ma quale scissione!". Rivendicando di essere un fumatore di sigari toscani, aveva anche scherzato sulla pregiata pipa Dunhill, regalo di Gianni Letta, l'amico di una vita - abruzzese anche lui - che tanto lo ha sostenuto nella scommessa quirinalizia. "Sono in corsa e me la gioco fino in fondo. Sto lavorando e spero di far convergere i voti di Sel", aveva spiegato ai suoi amici di San Pio delle Camere, il piccolo paese dell'aquilano dove Marini è nato e dove è sepolta sua moglie Luisa, sposata nel 1965, e morta improvvisamente nel marzo dello scorso anno lasciando un grande vuoto nella vita del suo Franco, quel bel ragazzo conosciuto la prima volta al ginnasio. Poco dopo mezzogiorno, a Palazzo Giustiniani - dove Marini ha lo studio che spetta a tutti gli ex presidenti di Palazzo Madama - sono andati a trovarlo Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa. Marini ha pranzato lì, mentre cresceva il suo malumore per la debacle dei numeri, capitata proprio a lui, un politico che ha avuto in mano l'organizzazione prima di un grande sindacato e poi di quel che era sopravvissuto alla fine della Democrazia Cristiana. Non è servita a placarlo la visita pomeridiana che gli ha fatto Sergio D'Antoni, il suo successore alla guida della Cisl. "Franco, non è una questione di rifare i conti", gli ha spiegato D'Antoni. Il problema, infatti, era fargli capire che ora doveva fare un passo indietro. Non è stato facile. E D'Antoni ha dovuto raccogliere lo sfogo di Marini che aveva capito che il Pd non lo sosteneva più. Anche Renato Brunetta è andato a trovarlo nell'ora della disfatta per portargli la solidarietà del Pdl, il partito che più lo ha sostenuto nella sfida del giorno più lungo e nero.







