Enrico De Pedis
La storia di uno dei feroci boss della banda della Magliana, assassinato il 2 febbraio 1990, si lega ad una pista sulla scomparsa di Emanuela Orlandi
15 maggio, 14:31
Enrico De Pedis, detto Renatino, e' stato uno dei feroci boss della banda della Magliana, assassinato in strada a Roma il 2 febbraio 1990. Perche' e' stato legato alla scomparsa di Emanuela Orlandi? Nel 2005, dopo diversi servizi a lui dedicati dal programma 'Chi l'ha visto?', arrivo' in trasmissione una telefonata anonima in cui una voce maschile diceva: ''Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi e' sepolto nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all'epoca''.
In effetti a due passi da piazza Navona a Roma si trova la basilica di Sant'Apollinare. Nella cripta, dove riposano le spoglie di Papi, cardinali e martiri cristiani, c'e' la tomba del potente De Pedis. Ora c'e' anche la conferma: il corpo e' proprio il suo.
Dopo l'uccisione del boss, il rettore della basilica, monsignore Piero Vergari, con una lettera ne attesto' lo status di grande benefattore: ''Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana''.
Poi l'allora Vicario generale della diocesi di Roma e presidente della Cei, cardinale Ugo Poletti, rilascio' il nulla osta alla sepoltura di De Pedis all'interno della basilica. Il 24 aprile dello stesso anno la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello consegnate alla vedova.
Solo nel 1995 il magistrato responsabile delle indagini sulla banda della Magliana, Andrea De Gasperis, venuto a conoscenza di voci sul fatto, aveva incaricato la Direzione Investigativa Antimafia di verificare. Nell'estate del 1997 ''Il Messaggero'' pubblico la notizia, suscitando proteste. Ma tutto prosegui' come se nulla fosse fino al 2012, quando la procura di Roma decise che la tomba si doveva aprire.







