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Furio Scarpelli

Vignettista e sceneggiatore insuperabile, l'altra metà di Age

29 aprile, 09:50
Scarpelli (a sinistra) con Monicelli (al centro) e Age
Scarpelli (a sinistra) con Monicelli (al centro) e Age
Furio Scarpelli

ROMA - E' morto lo scrittore Furio Scarpelli. Vignettista e sceneggiatore insuperabile, considerato un padre della commedia all'italiana, aveva da poco compiuto i 90 anni.

Figlio di Filiberto Scarpelli, fondatore del giornale umoristico romano Il travaso delle idee, ha lavorato per anni con Age (Agenore Incroci), con il quale formava la storica coppia Age &Scarpelli.

Insieme hanno firmato capolavori come I soliti ignoti e la Grande Guerra di Mario Monicelli, I Mostri di Dino Risi, C'eravamo tanto amati e La terrazza di Ettore Scola.

Del duo Age & Scarpelli anche la sceneggiatura de Il Buono il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Cessato il sodalizio con Age a metà degli anni Ottanta, Scarpelli ha collaborato a lungo con Scola ma anche con giovani autori e registi, tra cui Francesca Archibugi e Paolo Virzì.

OLTRE 140 FILM PER 60 ANNI DI CINEMA  - Furio Scarpelli, figlio di un celebre giornalista umoristico, aveva iniziato a lavorare già prima della guerra come illustratore per alcune riviste di satira. Fu così che incontrò Federico Fellini e quindi Age, Agenore Incrocci, con il quale avviò il quasi quarantennale sodalizio che ha fatto storia nel cinema italiano. Intellettuale e acuto osservatore della società, nel corso della sua lunghissima carriera, ha scritto oltre 140 film. Una rassegna, organizzata da France Odeon e Fst-Mediatec toscana film, a cura di Francesco Ranieri Martinotti, lo avrebbe dovuto festeggiare alla fine di maggio a Firenze, con la partecipazione tra gli altri di Mario Monicelli, Stefania Sandrelli, Paolo Virzì, Ettore Scola, Alessandro Haber.

I FILM CON AGE: L'intenso rapporto professionale con Age ha inizio nel 1949 con TOTO' CERCA CASA di Steno-Monicelli, e li vedrà poi legarsi all'attività di ben 45 registi. Lunghissimo l'elenco dei film firmati da Age&Scarpelli. Tra questi, IL VEDOVO ALLEGRO (1949) e TOTO' SCEICCO (1950) di Mario Mattoli; LA BANDA DEGLI ONESTI (1956) di Camillo Mastrocinque; NATA DI MARZO (1957) di Antonio Pietrangeli; I SOLITI IGNOTI (1958), LA GRANDE GUERRA (1959), RISATE DI GIOIA (1960), I COMPAGNI (1963) e L'ARMATA BRANCALEONE (1966) di Mario Monicelli; LA MARCIA SU ROMA (1962), I MOSTRI (1963), IL TIGRE (1967) ed IN NOME DEL POPOLO ITALIANO (1971) di Dino Risi; C'ERAVAMO TANTO AMATI (1974) e LA TERRAZZA (1980) di Ettore Scola, oltre al western IL BUONO IL BRUTTO E IL CATTIVO (1966) di Sergio Leone.

I FILM SENZA AGE: Nel 1985 i due si separano (Age morirà poi nel 2005). Furio Scarpelli riceve altri due David, nel 1987 per LA FAMIGLIA di Scola e nel 1966 per CELLULOIDE di Lizzani. Lavora con il figlio Giacomo, oggi cinquantenne, con il quale ha sempre avuto un rapporto molto stretto.

Del 1990 è IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA di Scola, del 1997 TESTIMONE A RISCHIO di Pasquale Pozzessere, del 1998 LA CENA di Francis Weber, del 2003 OPOPOMOZ, film d'animazione di Enzo D'Alò, del 2006 N IO E NAPOLEONE di Virzì e BACIAMI PICCINA di Roberto Cimpanelli (2006). Nel 2009 ha interpretato se stesso in PIETRO GERMI: IL BRAVO IL BELLO IL CATTIVO. L'ultima sceneggiatura è di quest'anno, per il film diretto da Stefania Sandrelli, CHRISTINE CRISTINA (2010).

VIRZI': MAESTRO DI ANTIRETORICA, CI HA GUARITO DAL FASCISMO - "Mi sento devastato, perduto come un bimbo. E' stato un maestro di antiretorica, la sua opera è stata la medicina che ci ha guarito dal fascismo", così Paolo Virzì, che di Furio Scarpelli è stato allievo, commenta la morte del maestro. "Forse non è chiaro a tutti chi fosse Furio - dice Virzì - i giornali scriveranno: un maestro di sceneggiatura, il principale artefice della migliore Commedia all'Italiana, l'autore delle storie dei film popolari più belli, più intensi, più divertenti e intelligenti che abbiamo mai avuto in Italia".

Ma Furio, aggiunge, "era soprattutto una persona meravigliosa. Un maestro, sì, ma di antiretorica e di umanità. I suoi occhi curiosi, sempre spiritosi e compassionevoli, guardavano le persone e le penetravano, canzonandole e coccolandole col suo affetto e la sua ironica dolcezza da romanziere immenso. Era un genio, dal talento insuperabile di dialoghista, disegnatore, e però era anche una persona generosa ed umile, e ha sempre preferito sottrarsi all'esibizione di sé, dedicandosi piuttosto al trasmettere il proprio insegnamento alle persone, specie più giovani, che ha avuto vicino, come un autentico maieuta. E in tantissimi lo abbiamo adorato. Chi lo ha conosciuto e amato si è abbeverato al suo spirito e al suo sguardo sul mondo e sulla vita".

"Arrivo a dire - aggiunge Virzì - che se possiamo non vergognarci di essere italiani è grazie a un numero di persone tra cui c'é sicuramente Scarpelli. Bisogna dare merito a una persona che ha contribuito a migliorare questo paese e a farci reagire a tutto quello che era retorica, a quello spirito italiano tronfio del 'lei non sa chi sono io'. Se possiamo sentirci guariti dal fascismo, e non so se lo siamo ancora, è grazie a una medicina chiamata Furio Scarpelli. Oggi piangiamo un essere umano e un artista grandissimo, al quale non solo il nostro cinema, ma il nostro Paese, la nostra cultura, deve tantissimo. Mi stringo alla moglie Cora, ai figli Giacomo e Matteo, in un abbraccio grande e sconsolato".

VELTRONI: HA FATTO GRANDE IL CINEMA ITALIANO  - "Furio era una persona colta e ironica, con una grande passione civile ed una innata signorilità. Ha inventato storie meravigliose e reso giustizia al valore assoluto della fantasia. Era un fine intellettuale con un profondo senso del valore di un linguaggio popolare. Ha fatto grande il cinema italiano. Ha onorato il paese che amava e che lo faceva soffrire. Mi dispiace molto, davvero molto". Così Walter Veltroni riguardo alla morte dello sceneggiatore Furio Scarpelli.

VERDONE, IL PIU' RAFFINATO E COLTO DI TUTTI  - Un grande signore dotato di una grande cultura non solo letteraria, ma anche musicale. Uno che aveva letto i grandi classici russi da Cechov a Gogol e anche letterati francesi come Maupassant, tutti autori a cui non ha mai nascosto di aver attinto". Così Carlo Verdone parla con entusiasmo all'ANSA di Furio Scarpelli. E ancora dice l'attore-regista romano: "era l'anima raffinata degli scrittori di commedia il più raffinato e colto. Così anche nel film più popolare sentivi la sua mano per una citazione colta o per un brano musicale di Rostropovich. Univa insomma ironia, poesia e cultura". Tra le curiosità della coppia Age-Scarpelli ricorda Verdone:"spesso li trovavi che disegnavano e facevano dei disegni perfetti per i caratteri da utilizzare nei loro film". E conclude:"Furio Scarpelli era il professore degli sceneggiatori con quei suoi occhiali e i capelli sempre perfettamente pettinati".

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