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Conti pubblici, Conti: rischio di sforare 3%

Iva: Brunetta, non aumenterà, a giorni arriva decreto

16 settembre, 17:33
Fulvio Conti Vice Presidente del Centro Studi Confindustria
Fulvio Conti Vice Presidente del Centro Studi Confindustria
Conti pubblici,  Conti: rischio di sforare 3%

''C'è il rischio'' di sforare il 3% nel rapporto deficit/pil. A dirlo è il vicepresidente e capo del centro studi di Confindustria, Fulvio Conti, ospite a su Radio1 Rai. "Il governo - ha detto - è alla ricerca delle coperture per finanziare la riduzione dell'Imu, per non aumentare l'Iva, e non ha ancora trovato le risorse per fare l'operazione che per noi è più importante e immediata, quella relativa alla riduzione del cuneo fiscale. Dunque questo rischio" di uno sforamento del tetto del 3% "c'è".. ''Abbiamo bisogno che il tetto del 3 venga rispettato per dare credibilità al nostro piano di rilancio dell'economia - ha spiegato Conti - stiamo camminando su un sentiero molto, molto stretto, dell'economia e dei conti pubblici: superare il tetto del 3% nel deficit/pil darebbe un maggior costo al sistema, in termini di spread e di tassi di interesse, e creerebbe condizioni che ci impedirebbero di tornare a crescere, come invece con un po' di volontarismo stiamo immaginando di fare per l'anno prossimo".

Conti, serve governo forte e stabile o addio ripresa- ''Per la ripresa abbiamo bisogno di un governo forte e di stabilità. Le nostre stime sulla ripresa attesa a fine anno si basano sullo scenario che prevede la stabilità di governo''. Cosi' il vicepresidente di Confindustria Fulvio Conti ai microfoni di Radio1 Rai. ''Abbiamo bisogno di un governo forte - ha proseguito - per accoppiare misure urgenti di breve periodo con misure di largo respiro. La ripresa ha bisogno di altre misure di riforma strutturale, che ancora al momento non riesco a vedere", ha precisato Conti.

Fassina sbaglia, più urgente intervento su cuneo - Fulvio Conti, vice presidente di Confindustria e ad Enel, non è d'accordo con il viceministro dell'Economia Fassina, che ha indicato come prioritario scongiurare l'aumento dell'Iva anche a costo di sacrificare un intervento sul cuneo fiscale. Il responsabile degli industriali indica piuttosto come più urgente un intervento sul cuneo fiscale. "No, non siamo d'accordo. E' una scelta che deve fare il governo ma per noi l'immediatezza dei provvedimenti dovrebbe andare invece al recupero della produttività e del rilancio dell'economia'', ha detto Conti ospite a "L'Economia Prima di Tutto" su Radio1 Rai. Per il rilancio dell'economia reale, a suo parere, "è molto più urgente e necessario ridurre il costo del lavoro e riequilibrare il carico fiscale in busta paga piuttosto che intervenire sulle tasse sui consumi, e dunque sull'Iva". Per Conti nella legge di stabilità l'esecutivo dovrebbe individuare almeno 4-5 miliardi di euro da destinare alla riduzione del carico fiscale sul lavoro: "sarebbe solo lo spunto iniziale - spiega il responsabile del Centro studi di Confindustria - per dare un impulso all'economia: ci vorrebbe di più. Bisogna rilanciare l'economia, crescere dello zero virgola qualcosa non è sufficiente a far ripartire un sentiero virtuoso, in grado di riassorbire la pesantissima disoccupazione", conclude Conti.

''A giorni ci sarà un decreto di non aumento dell'Iva con relativa copertura. Ve lo dico, è una garanzia''. Lo ha affermato Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera. ''C'e' l'impegno del governo e delle forze di maggioranza a non far aumentare l'Iva a ottobre. Poi nella legge di stabilità - ha aggiunto - ci sarà la riforma complessiva della tassazione Iva''.

Serve una manovra aggiuntiva per l'equilibrio dei conti ? ''Chiedete a Saccomanni, i dati li ha lui'' è la risposta di Brunetta. ''E' lui che governa il Tesoro ma mostra opacità. Mostrare opacità - ha aggiunto a margine del Meeting della Confesercenti - non fa mai bene alla credibilità''.

''L'aumento dell'Iva sarebbe molto negativo, avrebbe un effetto recessivo molto pesante, va evitato''. Lo afferma il viceministro all'Economia Stefano Fassina. Sollecitato a scegliere tra un intervento sul cuneo fiscale e l'aumento dell'aliquota Iva, ''scelgo il non aumento dell'Iva - ha detto parlando alla platea della Confesercenti.

"Mi pare che Letta dica delle cose condivisibili" ma "è necessario che le dica innanzitutto al suo partito". Così il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello commenta con i cronisti, a margine della festa dell'Udc, il richiamo lanciato ieri dal premier sulla necessità di una stabilità politica.

Mercoledì sera non succederà nulla, nessuno avrà il coraggio di staccare la spina al governo perché altrimenti dovrebbe affrontare la rabbia degli italiani, costretti a pagare l'Imu, a subire una finanziaria scritta da Bruxelles, a rinunciare a buste paga più pesanti. Enrico Letta continua ad alternare sicurezza e avvertimenti in vista del voto della Giunta per le Immunità del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Moniti chiaramente rivolti al leader del Pdl, ma che per il premier valgono anche per quelli che, nel Pd, potrebbero avere la tentazione di far naufragare le larghe intese. Con Matteo Renzi, però, il presidente del Consiglio preferisce usare il fioretto. Lo punzecchia, dicendo che il Paese ha bisogno di "risposte concrete", non di "uomini della provvidenza". Ma non affonda i colpi. E soprattutto preferisce "mordersi la lingua" piuttosto che schierarsi in vista del Congresso del Pd. Meglio evitare ripercussioni sull'esecutivo. Il premier non ferma il suo tour de force tra feste di partito ed eventi istituzionali. In mattinata, dalla Fiera del Levante di Bari, inizia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Grazie agli sforzi del governo la legge di stabilità la scriviamo noi, non l'Europa, dice. E ciò conferma che al Paese non servono "annunci choc", ma un'assunzione collettiva di "responsabilità" nel tentativo di dare soluzione ai problemi. Qualche ora dopo, intervistato da Andrea Vianello sul palco dell'Udc di Chianciano Terme, quei sassolini li raccoglie e li scaglia in direzione di Arcore.

"Non possiamo più permetterci giochi politici", afferma ricordando che di soli tassi di interessi l'instabilità costerebbe all'Italia un miliardo di euro da qui alla fine dell'anno. Da questo "dipende tutto" perché se non c'e' stabilità "non abbiamo alcuna possibilita' di farcela, lo dico e lo penso e non me ne frega niente delle prese in giro", aggiunge forse con un implicito riferimento a Renzi che lo aveva accusato di pensare troppo alla poltrona. I moniti di Letta, però, non si fermano qui: se il governo dovesse cadere "la legge di stabilita'" tornerebbe a scriverla l'Europa. E ciò significherebbe dire addio al taglio del cuneo fiscale che l'esecutivo vuole inserire nella finanziaria di autunno. L'ultimo richiamo è quello su cui il Pdl è certamente più sensibile: "Se il governo cade, i decreti sull'Imu non verranno convertiti e i cittadini dovranno pagare" l'imposta sulla prima casa. Non ricorda che l'esecutivo ha abolito solo la prima rata e che la seconda sarà cancellata in ottobre, a ulteriore garanzia per il governo. Ma non serve. Il Cavaliere ne è consapevole. Ad Arcore arrivano gli stessi sondaggi che giacciono sul tavolo di palazzo Chigi. E i numeri confermano che la stragrande maggioranza dell'elettorato del Pdl - più dell'80% secondo fonti di governo - non vuole una crisi proprio per le conseguenze che avrebbe sulle loro tasche.

Ecco perché il premier ostenta sicurezza: "Nessuno avrà il coraggio di mandare all'aria il governo" assumendosi una "responsabilità troppo grossa" che poi "dovrà spiegare agli italiani". Il non detto va da sé: come potrebbe Berlusconi dire ai suoi elettori che dovranno pagare l'imposta sulla prima casa per ripicca alla sua decadenza dal Senato? Letta ritiene che non possa. Ecco perché, a rischio di far imbufalire i falchi del Pdl, aggiunge: ''Sono convinto che mercoledi''' in Giunta ''non capitera' nulla che metta in crisi il governo". Il resto dell'intervista è dedicata al 'nodo' del rapporto con il sindaco di Firenze. Che lui, però, minimizza: "Non esiste un problema Matteo Renzi". E la battuta sull'attaccamento alla poltrona? "Non mi ha offeso". Eppure il problema con il Pd esiste eccome. E lo dimostra il fatto che Letta si tiene alla larga dalla partita congressuale. "Non sosterrò nessun candidato. E' meglio per tutti se mi concentro sul governo". Vianello lo incalza e lui cede: "La vita politica e' faticosa. Bisogna mordersi la lingua, molto...".

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