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Kyenge: Si' a ius soli temperato, come in Ue

Che una persona sia o meno clandestina ''va accertato dopo aver verificato i fatti e non a priori''. ''Sono le amministrazioni locali che devono fare una valutazione''

12 luglio, 18:17
Cecile Kyenge, ministro dell'Integrazione
Cecile Kyenge, ministro dell'Integrazione
Kyenge: Si' a ius soli temperato, come in Ue

"Come ministro ho posto un problema non per imporre un modello ma con l'obiettivo di suscitare un dibattito nel Paese per adattare la normativa alla realtà italiana di oggi": così il ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge, a proposito della cittadinanza. "La mia posizione personale e la mia proposta di legge da deputata era quella di uno ius soli temperato, che è l'unica forma presente nella Ue", ha aggiunto parlando a Radio 24.

Lo ius soli temperato, ha spiegato Kyenge, è quello che "parte da un processo di integrazione dei genitori nel paese di accoglienza", quindi "dal numero di anni che i genitori vivono in un territorio". Il ministro ha fatto l'esempio della Spagna, dove "bastano due anni di residenza per chiedere la cittadinanza e per far sì che i figli che nascono dalle coppie dove uno dei due risiede da almeno due anni possa chiedere automaticamente la cittadinanza ai figli quando nascono". E alla domanda su quale sarebbe un numero di anni sufficiente per l'Italia, Kyenge ha risposto che "è presto per dirlo". "In Parlamento ci sono 20 proposte di legge sullo cittadinanza, che vanno dallo ius soli secco a quello temperato. Ce ne sono di tutti i tipi, la mia proposta di legge prevedeva almeno cinque anni di residenza". Infine, quanto alle reazioni vivaci che hanno provocato le sue parole su questo tema, "sono riuscita a suscitare l'interesse - ha detto il ministro -, il dibattito è partito. Per la prima volta si parlerà in Italia non solo di ius soli ma di cittadinanza nel suo significato più alto".

Kyenge, reato clandestinità? Valutare costi-benefici - Abolire il reato di clandestinità? "Valutare qual è la sua utilità, i costi-benefici per il Paese". Così il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, a Radio 24. "Sono le amministrazioni locali - ha spiegato il ministro - che devono fare una valutazione in questo senso" e comunque che una persona sia o meno clandestina "va accertato dopo aver verificato i fatti e non a priori".

 

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