Palma la spunta a Senato. Poi accusa, su me falsita'
Si teme blitz con M5S, ma Casson assicura 'non c'erano numeri'
09 maggio, 12:07
di Anna Laura Bussa
Ci sono volute quattro votazioni, ma alla fine Francesco Nitto Palma ce la fa a diventare presidente della commissione Giustizia del Senato. Con 13 voti a favore, 8 schede bianche e una nulla, l'ex Guardasigilli vince anche la sfida del ballottaggio contro il candidato M5S, spuntato alla terza votazione, Michele Mario Giarrusso, che incassa solo le 4 preferenze 'grilline'. Alcuni pensano a un tentativo di blitz: eleggere Giarrusso al posto di Palma con i voti del Pd (13 a 13). Ma alla prova dei numeri il tentativo non avrebbe retto: in caso di parità di voti, infatti, secondo il regolamento del Senato avrebbe vinto il più anziano e Giarrusso è nato nel 1965, mentre Palma nel 1950. Il Pd, dunque, insiste. E' vero che il capogruppo Luigi Zanda, come conferma il presidente dei senatori di Scelta Civica Gianluca Susta, aveva siglato un accordo con l' omologo del Pdl Renato Schifani per 'una divisione equilibrata' delle presidenze delle commissioni, ma la pattuglia degli 8 Democrat in commissione non molla e conferma scheda bianca per quattro volte di seguito. Con l'unico intento, ribadisce Felice Casson (Pd), di far capire che per noi era "invotabile, e impresentabile". L'ipotesi di un blitz però, secondo lui, non regge. Dicono che ci sarebbe stato addirittura un altolà del Colle... "Io non ho il telefono di Napolitano - continua ridendo Casson - né credo che lui abbia il mio. E poi non c'erano i voti". "No - aggiunge - avevamo chiesto solo un nome condiviso, ma il Pdl ci ha proposto sempre e solo Palma". Quindi, sottolinea Rosaria Capacchione (Pd) che ha guidato la 'fronda anti-Palma' con Casson, "non potevamo fare altrimenti". "Così - ribatte Susta - è toccato a noi rispettare un accordo che non avevamo preso e non ci piaceva". E infatti 'Sc' vota Nitto Palma insieme a Karl Zeller (Svp) anche lui contrariato: "Loro fanno i patti e poi tocca a noi osservarli". Ma i conti non tornano lo stesso: i 7 senatori del Pdl, più 1 di Gal (Gruppo Autonomie e Libertà), più i 2 di 'Sc', più Zeller fanno 11. Come si arriva a 13? "E' evidente - risponde Giacomo Caliendo del Pdl - che a favore di Nitto abbia votato anche la Lega. Altrimenti i conti non tornano". Il capogruppo Massimo Bitonci però ribadisce che il Carroccio ha votato scheda bianca. Dunque questi 2 voti in più di chi sono? Caliendo allarga le braccia e insiste: "La matematica non è un'opinione: quanti sono i senatori della Lega in commissione? Due? Vi siete dati la risposta da soli". Conti a parte Nitto Palma, quando riemerge dalla 'prova-voto', è soddisfatto, anche se provato, e dopo giorni di 'quasi-silenzio' si sfoga. Convoca i giornalisti in commissione e ripercorre la sua vita da "uomo delle istituzioni" chiedendo al Pd di spiegare perché trovasse la sua candidatura "divisiva". Sono stato sottosegretario all'Interno e ministro della Giustizia, ricorda, senza che ci fosse "una sola polemica contro di me" e ho messo a punto i provvedimenti "portati in Aula dalla Severino" sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie e per l'emergenza carcerari "tutti temi cari alla sinistra". Ho vissuto 25 anni di vita blindata perché "sempre contro mafia e terrorismo". E allora perché mi si "insulta così?". Ma l'affondo vero lo riserva a Corradino Mineo (Pd) che ieri aveva detto come l'unico modo di "tenere in piedi il governo" fosse "sparare contro le cose indecenti" come la nomina di Palma alla Giustizia. Palma critica il termine 'sparare' ("con quanto accaduto a Palazzo Chigi giorni fa") e chiede perché. "Gli manderò dei fiori - replica Mineo su twitter - e le scuse per aver usato un termine improprio. Ma la sua nomina è provocazione indecente". In commissione la vita non si annuncia facile: i vice sono Felice Casson e Maurizio Buccarella del M5S.








